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Paura, dopo il sequestro AstraZeneca. Agenti e prof: “Non faremo il richiamo”

Dopo che ieri l’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, ha predisposto il sequestro di uno dei lotti del vaccino anti-Covid AstraZenaca, insorgono paura e dubbi.

A seguito delle segnalazioni di alcuni eventi avversi gravi, avvenuti in concomitanza con la somministrazione del lotto ABV2856, l’agenzia ha deciso in via precauzionale di emettere il divieto di utilizzo su tutto il territorio nazionale del lotto in questione. 

Inoltre con una nota comunica che “si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’Ema, agenzia del farmaco europea”. Al momento, sottolinee l’Aifa, “non è stato stabilito alcun nesso di casualità tra le somministrazioni e gli eventi avversi” osservati. 

Ovviamente, in poche ore, la notizia dello stop cautelativo in Italia, dei rispettivi tre casi di trombosi osservati in Sicilia e della sospensione del farmaco anche in Danimarca, hanno suscitato timori e panico, sia tra chi ha ricevuto le dosi del lotto ritirato, sia tra coloro i quali hanno ricevuto una somministrazione o la riceveranno: “in migliaia chiamano le Asl per chiedere di avere Pfizer anziché AstraZeneca”, numerosi chiamano i propri medici per riferire i sintomi, avere informazioni e rassicurazioni, per ricorrere a test che verifichino il rischio trombosi. Altri ancora vogliono annullare gli appuntamenti per la vaccinazione e minacciano di non presentarsi. “La gente adesso vuole sapere se vaccinarsi è un ricschio oppure no e se può rifiutare AstraZeneca”, spiega Antonio, un operatore di Torino. 

“Mi hanno fatto ABV2856 oggi alle 11.30 e appena sono tornata a casa ho visto sui siti che AstraZeneca in Danimarca avrebbe causato due morti. Adesso ho la febbre, formicolii a mani e piedi. Il medico mi ha detto di prendere un’aspirina, ma ho dovuto aggiungere un tranquillante. Altri colleghi vivono il mio stesso incubo, prima di fare il richiamo a maggio pretendiamo chiarezza”, dichiara Donatella De Vincentiis, insegnante abruzzese a Castel Sant’Angelo. 

Come dicevamo, uno tra i rischi che si corre è quello di precipitosi metodi casalinghi: “Mi chiamano pazienti e mi chiedono se dopo aver assunto la dose AstraZeneca possono assumere eparina, Tachipirina o altri farmaci contro infarti e trombosi”, spiega Alessandro Caputo medico di famiglia a Napoli, che raccomanda di non fare nulla senza prima aver consultato un medico. 

“Ci siamo presentati alla Croce Rossa con la speranza di riprendere presto le lezioni in ateneo…Quasi tutti scopriamo ora che ci hanno dato le dosi del lotto sospetto. Nessuna indicazione dalla Regione. Ho dovuto chiamare il medico, che mi ha consigliato di fare subito l’esame per verificare il rischio trombotico”, testimonia Arturo Lorenzoni dal Veneto. 

“Mi hanno vaccianto domenica e la prima cosa che ho fatto oggi è leggere il numero del mio lotto AstraZeneca sul certificato. Per fortuna non è quello ritirato, ma ad altri colleghi è andata male”, racconta Betta Fiore, agente della polizia locale di Bari. 

La beffa, è che, la maggior parte di coloro i quali sono stati vaccinati, lo hanno fatto per senso civico, per lavorare in sicurezza e per poter mettere in sicurezza la comunità. Paura e confusione hanno preso il posto di speranza e fiducia: “Ho il richiamo il 22 maggio: prima di presentarmi voglio sapere dal mio medico cosa ne pensa”, sottolinea Iginio De Luca, docente dell’accademia artistica di Roma. “Prima di andare per il richiamo devo capire”, dice Cecilia Turon insegnante di Milano. 

 Tutti gli italiani adesso più che mai esigono informazioni trasparenti e certezze scientifiche.

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