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Paragone: “L’Europa ha fallito. Draghi chieda le dimissioni della von der Leyen altrimenti è suo complice”

Oggi (giovedì 25 marzo) il senatore di ItalExit Gianluigi Paragone presenta in aula la risoluzione con la quale avanza al governo la richiesta di chiedere in sede europea le dimissioni del Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Considerata, infatti, “la totale inadeguatezza delle istituzioni europee nella gestione della crisi pandemica, l’evidente fallimento del piano vaccinale dell’Unione e le numerose responsabilità della Commissione europea”, è inaccettabile che non sia riconosciuta e quindi attribuita la piena responsabilità del fallimento alla Commissione.

L’Unione europea ha avuto un unico sistema di prenotazione e acquisto dei vaccini e questo era in capo alla Commissione europea che, a partire da agosto 2020, ha siglato contratti di fornitura con le case farmaceutiche: BioNTech-PfizerModerna, AstraZeneca, Johnson & Johnson, Sanofi-GSK e CureVac. Dunque, è evidente che il fallimento sia da rintracciare nella gestione della Commissione che non è stata in grado in questo anno sia di promuovere una produzione interna di vaccini, sia di effettuare una contrattazione che pervenisse a termini vantaggiosi per gli Stati membri nella fornitura delle fiale vaccinali.

Inoltre, poiché gli accordi sono stati da subito oggetto di secretazione, salvo la successiva parziale desecretazione di quanto siglato con l’azienda anglo-svedese AstraZeneca e la tedesca CureVac. , è doveroso sottolineare che tale segretezza non ha in alcun modo garantito alla Commissione di esercitare un controllo su prezzi e distribuzione e tutelare i Paesi membri dell’Unione dai ritardi di alcuni produttori sui tempi di consegna e dalle riduzioni unilaterali del numero di dosi fornite, benché oggetto di contrattazione.

“Alla lettura dei due contratti parzialmente desecretati ma ricchi di omissis, emergerebbe una chiara posizione di debolezza in capo all’Unione europea che si è assunta elevati margini di rischio finanziario a fronte di obblighi poco stringenti in capo ai fornitori, tanto che solo il ritardo dei pagamenti da parte della Commissione e degli Stati membri sarebbe sanzionabile ma non quello di consegna delle dosi pattuite da parte dei produttori”.

Sul documento dell’atto parlamentare presentato dal senatore si legge inoltre: “La Commissione europea nella prima fase della contrattazione non si sarebbe assicurata la possibilità di negoziare per tutto il periodo dell’emergenza e successivamente all’autorizzazione all’immissione in commercio, al fine di garantire ai Paesi membri quantità necessarie in tempi certi e un programma di distribuzione continuo”.

Nonostante le previsioni del Presidente della Commissione europea von der Leyen in merito a un’immunizzazione del 70 per cento della popolazione europea entro luglio 2021, l’Unione è ancora molto lontana dal raggiungimento dell’obiettivo, con il risultato che la media dei cittadini parzialmente vaccinati sarebbe di appena l’11,1 per cento.

Fra i Paesi dell’Unione che hanno raggiunto percentuali di vaccinati più alte c’è l’Ungheria che, con i cosiddetti Paesi di Viségrad, ha scelto di diversificare il proprio approvvigionamento, acquistando fuori dalla contrattazione della Commissione anche dosi di vaccino cinese e russo, quest’ultimo in particolare ancora oggetto di esame da parte della European Medicines Agency-EMA.

Tali lungaggini, stando al parere di alcuni analisti, rappresenterebbero la volontà politica di escludere la Federazione russa dal novero dei Paesi produttori autorizzati dall’Unione europea poiché, con ogni evidenza, all’interno dell’Ue gli interessi privati di alcune multinazionali del farmaco prevarrebbero sulla tutela della salute delle popolazioni.

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