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Paragone: “Draghi lei è un incappucciato della finanza. E ItalExit non le dà la fiducia”

“Al posto degli uomini abbiamo messo i numeri e al posto della compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo messo l’assillo dei riequilibri contabili”.

Queste parole sono di Federico Caffè. E sono parole che ritornavano costanti nella predicazione dell’economista pescarese. 

Lei ci ha provato oggi a fingersi sociale, ma tutte le sue parole – messe in controluce – rivelavano l’innervatura neoliberista che le ha permesso di fare carriera; rivelavano la neolingua degli “incappucciati della finanza”, per usare un’altra espressione cara al professor Caffè. (Continua dopo la foto)

Lei, presidente Draghi, è uno di loro; è un incappucciato della finanza che oggi riesce persino ad addomesticare un parlamento sull’orlo di una crisi di nervi.

Lei ha parlato di futuro. Quale? Quello che costruirete col pilota automatico, come lei ebbe a dire, dimostrando un’allergia profonda verso la democrazia.

E dove portano queste vostre riforme mercatiste? Al trionfo delle multinazionali, della finanza che divora tutti gli spazi economici; alla sostituzione del capitale umano con l’intelligenza artificiale. 

Lei si è riempito la bocca di sfide ecologiche: abbiamo un territorio stuprato dalle ecomafie che parcheggiano i loro capitali nei paradisi fiscali della vostra amata Unione Europea: lei alla Bce non ha visto nulla? (O si è comportato come quando da governatore di Bankitalia, Mps si prese il pacco di Antonveneta, pagandola a peso d’oro sotto i vostri occhi?) (Continua dopo la foto)

Abbiamo un territorio segnato dal dissesto idrogeologico, abbiamo le nostre comunità montane che perdono pezzi di popolazione perché le vostre maledette politiche di pareggio di bilancio impediscono ai comuni di montagna di sopravvivere. 

Il green di cui lei parla sarà un altro regalo alle economie straniere.

Il suo fanatismo da incappucciato della finanza insiste nel definire l’euro come una moneta irreversibile. Anche la DDR pensava che il Muro fosse irreversibile, ma non fecero i conti con la disperazione sociale. 

Lei con il “whatever it takes” ha salvato una moneta, ma non ha riparato le sofferenze umane da questa prodotte.

Lei parla di “distruzione creativa” delle imprese: nel crinale di una crisi finanziaria, sanitaria e sociale, il neoliberismo produrrà solo aumento della disoccupazione e chiusura della piccola impresa. E disperazione con le banche. (Continua dopo la foto)

Ma lei è qui per questo, per completare l’opera di transizione dell’Italia: da potenza industriale mondiale a parco divertimento. In Goldman Sachs imparate questo, no?

Lei è qui per chiudere quel processo di svendita cominciato con le privatizzazioni sul Britannia; proseguito con il misterioso trucco dei suoi derivati (a proposito: sono debito buono o debito cattivo?), con il suo Fiscal Compact.

Lei oggi è qui per consegnare gli italiani al Mangiafuoco dei mercati e all’inganno dei prestiti. Del resto i veleni a rilascio lento sono la sua specialità.

Per chiudere. La sua umanità l’abbiamo vista in azione contro il popolo greco.

Si può togliere il cappuccio, presidente Draghi, ormai lei è il Governatore dell’Italia. Il parlamento è suo. 

Con l’eccezione dei pochi coerenti.

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