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Con le nomine a sottosegretari e viceministri un pezzo di M5S è diventato figlioccio del sistema

Gianluigi Paragone, una delle voci più critiche interne al Movimento 5 Stelle, e fiero oppositore dell’accordo di governo con il Pd, torna a parlare oggi in merito alla nomina dei viceministri e sottosegretari. Il senatore e giornalista tuona contro i suoi e non risparmia critiche puntuali e severe, come è nel suo stile. “Castelli ormai è diventata una figlioccia del sistema”, la prima stoccata.

E poi: “Anche Villarosa non è più quello di prima”. Il riferimento, lo dicevamo, è alle nomine dei vice ministri e dei sottosegretari. Il senatore è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Riguardo la sua situazione nel M5S dopo la nascita del governo col Pd, Paragone commenta: “Mi hanno chiuso 3 trasmissioni in tv e in radio per le idee che avevo, sarebbe paradossale se il M5S mi cacciasse dato che mi avevano chiamato proprio perché mi erano state chiuse le trasmissioni. Non posso mettermi con quelli del Pd”.

“Io credo che il Pd sia la porta d’accesso del neoliberismo in Italia. È evidente che sia Grillo il regista di questa operazione, Di Maio sta soltanto gestendo qualcosa che altri hanno scritto per lui. Fa bene però a non rimanere strozzato e a circondarsi dei propri amici perché, se devi giocare una partita impostata da altri, almeno hai delle persone che conosci e che possono giocare con te questa partita”.

“Sarebbe stato sciocco se Di Maio avesse infarcito il governo di fichiani solo perché si governa con il centrosinistra. Io ricordo che prima della crisi dissi a Tria: non si azzardi a fare una manovra sotto il 2% perché io non la voterò. Bisognava dire: questo è un governo sovranista, cara Europa tu stai sbagliando tutto e devi rivedere il tuo progetto. Quindi io avevo già delle criticità nei confronti di quel governo. Non mi sono mai accontentato neanche del governo gialloverde che doveva essere il mio preferito”.

“La regola di questa Europa è cambiare i governi purché non si cambino le politiche. Hanno addomesticato Conte. Conte ora è un bellissimo pavone nello zoo europeo e si sono presi Gualtieri che è esattamente l’uomo educato a quel tipo di politiche. Se tu metti a riparo i conti con l’Iva ma nello stesso tempo accetti il meccanismo europeo di stabilità, tu di fatto stai consegnando l’Italia a una specie di protettorato contabile”.

“Se tu chiudi la finestra per evitare l’aumento dell’Iva ma lasci aperta la porta, ecco che il ladro di entra dalla porta”. Sulla sua astensione sulla fiducia al governo ha ribadito: “Il mio voto non era fondamentale per far cadere il governo ecco perché mi sono astenuto. Il fatto di astenermi mi consente quantomeno di fare una politica nel M5S che secondo me fra un po’ vedrà qualcuno svegliarsi dall’ipnosi generale”.

“Il fatto di essere una spina nel fianco all’interno del M5S mi consentirà di raccogliere un malcontento che fra un po’ sicuramente verrà fuori”.

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