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Obbligo vaccinale, condannati ministero della Salute e Agenzie delle Entrate: la storica sentenza

Pubblicato il 04/10/2023 13:32

Il ministero della Salute e l’Agenzia delle Entrate sono stati condannati dal giudice di Pace di Ivrea Giampiero Caliendo, che ha dato ragione ad alcuni cittadini non vaccinati che si erano visti recapitare a casa delle sanzioni proprio per il mancato rispetto dell’obbligo di somministrazione dei farmaci anti-Covid. Una decisione che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio spartiacque e che ha visto il giudice, come riportato dalla testata locale La Voce, accogliere i ricorsi presentati da alcuni abitanti di Ivrea che avevano deciso di opporsi alle imposizioni del governo, rifiutando le iniezioni di vaccino. (Continua a leggere dopo la foto)
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obbligo vaccinale condannato ministero della salute

Nell’ambito del processo, il ministero della Salute e l’Agenzia delle Entrate sono stati condannati al pagamento delle spese processuali. I ricorrenti, circa una decina di persone, sono stati assistiti dall’avvocato di Ivrea, Valerio Donato, che ha contestato le multe arrivate ai propri assistiti per non essersi sottoposti alla vaccinazione nei tempi e nei modi disposi nel corso dell’emergenza sanitaria. (Continua a leggere dopo la foto)

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Obbligo vaccinale, condannato il ministero della Salute

In tutti i casi seguiti dal legale eporediese, il giudice di Pace di Ivrea ha accolto l’opposizione e annullato il provvedimento impugnato, condannando le parti resistenti (ovvero proprio il ministero e l’Agenzia delle Entrate) al pagamento delle spese di lite, per un totale che sfiora i 2mila euro. (Continua a leggere dopo la foto)

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Tre in totale le sentenze, che sono state accolte con soddisfazione dall’avvocato Donato: “Il giudice ha accolto i ricorsi, perché i ricorrenti non avevano ricevuto la contestazione della violazione e alcuni avevano, peraltro, contratto il Covid di recente. Quindi sarebbero dovuti essere esentati per 6 mesi. La lettera era arrivata a marzo, ma poi il termine per adempiere era stato prorogato a giugno e quindi sarebbe stata necessaria una nuova diffida ad adempiere”.

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