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“No all’obbligo vaccinale”: medici e infermieri scendono in piazza a Torino

Un corteo che ha occupato le strade del centro di Torino, arrivando fino a piazza Castello, dove oltre duecento tra sanitari, medici e infermieri si sono dati appuntamento per dire “no” all’obbligo di vaccinazione, rivendicando il loro diritto ad agire in base a considerazioni professionali e personali. Il coro che ha segnato la protesta, non a caso, è stato “siamo sanitari, libertà di scelta”.

"No all'obbligo vaccinale": medici e infermieri scendono in piazza a Torino

La protesta è andata in scena di fronte alla sede della Regione Piemonte, con i manifestanti a chiedere “libertà di decidere sull’obbligo vaccinale”, un’imposizione che viene definita come “un ricatto ai lavoratori”. Tutti hanno indossato tute bianche, ribadendo di non essere contrari al ricorso ai vaccini per combattere il Covid-19 ma di opporsi alla volontà di imporre la somministrazione a tutto il personale medico.

"No all'obbligo vaccinale": medici e infermieri scendono in piazza a Torino

“Non è un attacco alla campagna vaccinale ma all’obbligo, alla minaccia di restare a casa a chi sceglie di non vaccinarsi” è stato uno dei messaggi scritti sui cartelli, non a caso. Con gli organizzatori a ribadire ai microfoni de La Stampa: “Il decreto Draghi sulla questione deve essere ritirato, visto che la vaccinazione non dà la certezza di essere protetto per chi la fa e non dà la certezza di non contagiare gli altri. Oggi giorno in cui si celebra la Liberazione è giusto ricordare le conquiste fatte nella lotta per la democrazia e i diritti, tra questi anche quelli di non vaccinarsi”.

Contarietà all’obbligo vaccinale è stata espressa in queste ore in tante piazze d’Italia. Come ad esempio a Trento, dove in piazza Dante i manifestanti hanno chiesto libertà di scelta per il personale medico. Una scena già vista in queste settimane e di fronte alla quale il governo sembra però voler rimanere sordo.

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“Ogni anno pago come è giusto che sia, ma adesso siamo con l’acqua alla gola. Questi ‘signori’ che ci governano non lo capiscono?”

“È davvero dura per la nostra categoria. Cosa dovrei fare, cambiare mestiere come ha detto qualcuno?”