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No alle intercettazioni: così Lega, Pd e Fi salvano il deputato Sozzani

Guai a chiedere di poter utilizzare le intercettazioni, se nell’occhio del ciclone c’è un deputato. Nello specifico, il novarese Diego Sozzani, Forza Italia, accusato di finanziamento illecito e famoso per quella telefonata che aveva fatto il giro dei giornali in cui spiegava, senza troppi giri di parole, come “la politica sia fatica, bisogna inginocchiarsi per chiedere quattro spicci”. Tutte conversazioni che non potranno però essere utilizzate contro di lui, visto il voto contrario della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

A votare contro l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche e ambientali sono stati nello specifico Pd, Lega e Forza Italia. Unico favorevole era stato quello del Movimento Cinque Stelle, che aveva sostenuto che le accuse rivolte a Sozzani non fossero relative a presunti violazioni di legge connesse all’esercizio della sua funzione di parlamentare. La procedure preveda ora che la Giunta trasmetta al presidente della Camera il parere istruttorio e chieda la calendarizzazione della discussione in aula, che è la sede per il voto finale, a scrutinio segreta.

Stando a quanto era emerso dalle intercettazioni, Sozzani aveva contattato Daniele D’Alfonso, titolare della Ecol Service Srl che secondo i magistrati distribuiva soldi ai politici in cambio di appalti.

“L’eventuale tuo aiuto quanto potrebbe essere? Perché devo fare il … la cifra finale”, domandava all’imprenditore il 6 febbraio, a meno di un mese dalle politiche del 4 marzo, l’allora membro del consiglio regionale del Piemonte e aspirante parlamentare. Alla fine, secondo l’accusa, D’Alfonso gli avrebbe elargito 10mila euro attraverso una fattura falsa emessa da una società terza.

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