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Mps, il giudice: “Viola e Profumo ingannarono soci e clienti”

Hanno mostrato “una spiccata capacità di delinquere”, finalizzata all’ingannare “i soci e il pubblico”. Queste le valutazioni della seconda sezione del Tribunale di Milano nei confronti di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, condannati lo scorso ottobre a 6 anni. I due, ex vertici di Monte dei Paschi di Siena, avrebbero anche mostrato “l’aspirazione a vedere accresciuto il proprio prestigio personale quali fautori della rinascita della banca”. Dietro la loro gestione, però, non c’era altro che un clamoroso inganno, orchestrato “per rassicurare il mercato in vista dell’incetta di denari che si sarebbe da lì a poco perpetrata con gli aumenti di capitale”.

Mps, il giudice: "Viola e Profumo ingannarono soci e clienti"

Secondi il giudice mianese, si sarebbe verificato un “ingiusto profitto, principalmente in favore della banca stessa, parsa navigare in migliori acque grazie al falso, che ne ha accresciuto la percezione di affidabilità”. Il tutto mentre “l’organismo di vigilanza ha assistito inerte agli accadimenti, limitandosi a insignificanti prese d’atto, nella vorticosa spirale degli eventi (dalle allarmanti notizie di stampa sino alla débâcle giudiziaria) che un più accorto esercizio delle funzioni di controllo avrebbe certamente scongiurato”.

Mps, il giudice: "Viola e Profumo ingannarono soci e clienti"

Motivazioni che rendono perfettamente le dimensioni di una vicenda per la quale Profumo continua a essere blindato da un mondo della politica che lo tiene ancorato alla poltrona ottenuta nel frattempo in Leonardo. E che rendono ancora più grottesca la linea difensiva dei due, che continuano a sostenere di aver sempre operato nell’interesse dell’istituto: “Il danno prodotto alla banca o abbiamo fatto venire alla luce noi, non altri”.

Per i giudici, invece, consapevoli della vera natura delle transazioni strutturate e delle correlate immani criticità, i due avrebbero portato avanti una strategia ingannevole nei confronti di soci e clienti. La Lega ha parlato di “motivazioni che rendono ancora più urgente la nomina di un nuovo ad per Leonardo”. Da quell’orecchio, però, dalle parti del governo in tanti sembrano non voler sentire.

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