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“Mi sono sentito umiliato. Mi vergogno del ricatto che ci impone il governo”

Di seguito riportiamo una lettera che ci è stata inviata da uno dei nostri lettori.

Caro Gianluigi,
mi chiamo Andrea, ho ventuno anni, sono uno studente universitario, studio giurisprudenza.
Questa mattina ho ricevuto l’elisir di lunga vita, o vaccino, che dir si voglia.
Non ero convinto di farmi inoculare il vaccino perché, intanto, avendo avuto la malattia, circa nove mesi fa, ho ancora degli anticorpi e perché credo che alcuni dei tuoi illustri colleghi ci abbiano mentito su efficacia, effetti e contenuti.

Mi riferisco a: ”dopo il vaccino bisogna portare la mascherina”, ”la seconda dose va fatta uguale”, ”la seconda dose è meglio farla diversa, però fino a una certa età”, ”il vaccino è sicuro, lo abbiamo controllato” – poi dopo due giorni – ”no, ritiriamo il lotto che lo controlliamo di nuovo”, ecc ecc. (Continua dopo la foto)

Due sere fa ho deciso di prenotarmi per il vaccino, dato che il giorno 10 settembre dovrò sostenere un esame all’università e indovina, dal primo di settembre tutti gli esami si svolgeranno in presenza, con lasciapassare, e sono previste deroghe solo per chi: è in quarantena, è all’estero o in una zona con particolari restrizioni oppure è un soggetto fragile. Io non rientro in nessuna di queste tre categorie, per fortuna, ma faccio parte della categoria ”sprovvisti di green pass” (e anche della sottocategoria ”contrari al green pass”).

Io, cittadino italiano, incensurato, che faccio volontariato, che pago la retta dell’università nei tempi previsti, tra pochi giorni, dovrò mostrare il lasciapassare per entrare nelle aule di un’università pubblica per sostenere un esame, per esercitare il mio diritto allo studio.
Oggi mi sono sentito umiliato.

Mi sono sentito umiliato mentre aspettavo i famosi quindici minuti dopo la somministrazione del siero, nella sala d’attesa dell’hub e guardavo il video, sul teleschermo, di una signora che ci mostrava come lavare le mani e come asciugarle. E intanto scuotevo la testa.
Mi sono sentito umiliato perché l’estate scorsa ho passato più di un mese a studiare diritto costituzionale con tutti i meravigliosi diritti e libertà fondamentali.

Mi sono sentito umiliato perché l’università non ha ancora preso in considerazione la possibilità che qualcuno possa non avere O NON VOLERE il green pass. Ho telefonato alla segreteria studenti per comunicare che forse il giorno 10 settembre non sarei stato in possesso del lasciapassare e se potevo comunque sostenere l’esame. E sai cosa mi ha chiesto la segretaria? Perché non avessi ancora il green pass e mi ha consigliato di informarmi bene per farmelo rilasciare al più presto.
Ho scritto anche a un professore e non mi ha ancora risposto. (Continua dopo la foto)

Ormai ci sembra tutto normale. Sono sconsolato. Ho amici giovani e meno giovani che non vedevano/vedono l’ora di scaricare il green pass per poter andare al ristorante. E si sentono liberi, adesso.
Provo vergogna per aver accettato il ricatto di questo Governo, talmente tanta, che non ho ancora detto ai miei genitori che ho fatto il vaccino solo per poter fare l’esame e non perdere così la sessione.
Ma di sicuro non entrerò più in palestra né andrò al ristorante finché chiederanno il lasciapassare.

Con questa lettera volevo sfogarmi un po’ e ci sono riuscito ma vorrei anche dirti che la battaglia che hai intrapreso è giusta, che noi siamo nel giusto.
Non mollare perché, davvero, l’opposizione in Parlamento è ridotta a te e a Sgarbi, forse la Meloni.
Vorrei dirti che apprezzo molto la tua coerenza in politica, forse il Parlamento non fa per te ma se ci resti sarai una piccola speranza (con la s minuscola) per molte persone.
Continua la tua lotta, sappi che c’è anche gente che studia e che sa di cosa parla dalla tua parte.
Ti invito però a continuare a portare la mascherina, a lavare le mani per almeno sessanta secondi e a mantenere la distanza di sicurezza tra una macchina e l’altra o si rischia di fare i tamponamenti (o erano i tamponi?).
Ti auguro una buona serata e tante soddisfazioni per la tua carriera politica.

Un abbraccio (ah! non si può)
Andrea

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