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Massimo Galli andrà a processo. Le accuse contro l’infettivologo: cosa rischia

Pubblicato il 03/10/2023 15:02

L’infettivologo Massimo Galli, ex premiario del Sacco diventato durante la pandemia di Covid uno dei volti più noti del nostro piccolo schermo, sarà processato. Come spiegato da Tgcom 24, infatti, è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Concorsopoli” sull’Università Statale di Milano: le accuse nei suoi confronti sono quelle di falso e un’imputazione alternativa tra turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Stessa sorte per il suo ex collaboratore Agostino Riva. La decisione è stata presa dal gup Livio Cristofano, che sta seguendo uno dei filoni dell’inchiesta milanese su presunti concorsi pilotati per posti da professore e ricercatore alla Facoltà di medicina della Statale. (Continua a leggere dopo la foto)
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massimo galli processo

Il processo avrà il 13 dicembre. Nei confronti di Galli, nell’inchiesta coordinata dai pm Carlo Scalas ed Eugenia Baj Macario, rispetto a quelle originarie le contestazioni erano state ridimensionate ed era rimasto solo un episodio di turbativa e falso per un concorso. Il gup ha però deciso in queste ore di mandare a processo l’ex primario. (Continua a leggere dopo la foto)

massimo galli processo

Toccherà ora ai giudici, nel corso del dibattimento, stabilire l’eventuale responsabilità o meno degli imputati e per quale dei due reati. In aula Galli ha rilasciato dichiarazioni davanti al giudice per rivendicare, in sostanza, la correttezza del suo operato, sottolineando la sua storia professionale. Riva, suo stretto collaboratore, era risultato il candidato vincente nel 2020 di un concorso per il ruolo di professore di seconda fascia in malattie cutanee, infettive e dell’apparato digerente. (Continua a leggere dopo la foto)

massimo galli processo

Stando all’accusa, però, Galli sarebbe intervenuto come componente della “commissione giudicatrice” sul verbale di “valutazione dei candidati”. Galli avrebbe attestato che il “prospetto” con i “punteggi attribuiti fosse il risultato del lavoro collegiale” nel corso di una riunione da remoto del febbraio 2020. Secondo gli accertamenti, invece, sarebbe stato “concordato” solo dopo. Per l’accusa, sarebbe stato lo stesso Riva a indicare i “punteggi”.

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