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“Mario Draghi pronto a tornare”. La clamorosa indiscrezione: “Cosa può succedere al governo Meloni”

Pubblicato il 29/06/2023 13:15

Ore di tensioni, queste, sull’asse Roma-Washington. Con i funzionari di Palazzo Chigi impegnati nel tentativo di fissare un incontro tra Giorgia Meloni e Joe Biden in territorio americano, appuntamento che al momento continua a essere rimandato, in attesa di tempi migliori. Un rinvio continuo che ha sicuramente innervosito tanto la premier quanto i suoi fedelissimi. Dietro il quale, però, qualcuno inizia a intravedere manovre ben più articolate, il tentativo addirittura di disarcionare l’esecutivo prima della naturale scadenza della legislatura. Come spiegato da Marco Antonellis sulle pagine di Italia Oggi, tra i meloniani di ferro ci sarebbe già chi ha commentato: “Qui c’è in atto un sistema per far male al governo attraverso dossieraggi da parte di pezzi di istituzioni”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Meloni ha ripetuto con orgoglio, negli ultimi mesi, che “il governo non è ricattabile”. Ma la preoccupazione per le possibili trappole già stese lungo il cammino è lampante. Anche perché Meloni teme la reazione degli alleati: lei ripete che in caso di crisi sarebbe pronta a tornare subito alle urne, difficilmente però Lega e Forza Italia la seguirebbero. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiegato da Antonellis la paura è che verdi e azzurri siano pronti a farsi trascinare nell’ennesimo governo di salvezza nazionale, dopo i tanti che già si sono succedi negli ultimi anni, con Meloni costretta a tornare all’opposizione. A tramare contro l’esecutivo sarebbe innanzitutto quel Mario Draghi tanto caro a Bruxelles, di recente tornato a farsi sentire dopo tanti mesi di silenzio. Sarebbe lui, stando a Italia Oggi, uno dei principali attori di eventuali rovesciamenti futuri. Circolerebbe già anche il nome di un ipotetico sostituto della premier: Antonio Tajani. (Continua a leggere dopo la foto)

“Già parla da primo ministro” è la battuta che avrebbe iniziato a circolare a palazzo Chigi. Perché Tajani, grazie all’incarico alla Farnesina, sta da tempo tessendo relazioni che contano e sembra sempre più stimato sull’asse Washington-Bruxelles. Renzi, Calenda e il Pd difficilmente potrebbero dire di no a un nome come il suo. In alternativa, lo stesso Draghi potrebbe tornare in campo. E così, qualora Usa e Bruxelles riuscissero a portare a termine la spallata a Meloni, il nome del successore potrebbe già essere pronto.

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