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“Mangiamo pesticidi” ma per l’Europa (nemica di vini e fomaggi italiani) va tutto bene

Pubblicato il 01/04/2022 13:15 - Aggiornato il 07/12/2022 17:59

Il made in Italy fa male, secondo Bruxelles, che da tempo ha iniziato una guerra spietata ai nostri formaggi, ai nostri salumi, ai nostri vini. I pesticidi, invece, tutto sommato non sono così pericolosi. Questa la conclusione alla quale è giunta l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Esfa), che nel rapporto annuale sui residui di prodotti chimici negli alimenti, relativo al 2020 e appena pubblicato, ha parlato di “rischi improbabili per la salute dei consumatori” del Vecchio Continente. Difficile non lasciarsi andare a commenti sarcastici.

Confrontando i dati dell’ultimo dossier con quelli del 2017, si nota tra l’altro una tendenza in crescita nei limiti residui per alcuni prodotti quali riso, arance, pollame e fagioli secchi. Durante il 2020, l’Esfa ha esaminato oltre 88 mila campioni, di cui il 94,9% contenenti residui di pestidici entro i limiti fissati dall’Unione Europea, e analizzato un sottogruppo di 12 mila campioni nell’ambito di un programma pluriennale coordinato dall’Ue (denominato Macp Ue) che si basa su controlli casuali su un paniere di dodici prodotti. In tal caso solo l’1,7% avrebbero superato i limiti.

“È improbabile che i prodotti alimentari analizzati nel 2020 costituiscano un problema per la salute dei consumatori”, si legge in una nota rilasciata dall’Autorità. L’Italia risulta tra i Paesi che hanno compiuto più analisi su prodotti di origine nazionale e tra quelli che più hanno contribuito al programma di controlli coordinato dall’Ue. Dei campioni analizzati nel programma coordinato, il 68,5% (8.278 campioni) è risultato privo di livelli quantificabili di residui, mentre il 29,7% conteneva uno o più residui in concentrazioni inferiori o uguali ai livelli consentiti (l’1,7%, come detto, superava i limiti). Confrontando i dati con i trienni passati, però, alcuni prodotti mostrano una contaminazione in aumento.

A preoccupare maggiormente è il riso, passato dal 2,1% (2014) al 6,7% del 2020, e nei fagioli secchi (dal 2,3% del 2017 al 4,9%). Per questi due prodotti l’Efsa ha consigliato agli Stati membri di proseguire e intensificare i controlli nazionali. Indice di cotaminazione in crescita anche nelle arance (da 1,5% a 2,9%) e nelle pere (da 1,6% al 2,3%), e in misura minore nel pollame grasso (dallo 0% del 2014 e del 2017 allo 0,06% dei dati odierni). Una tendenza all’aumento dal 2017 al 2020 è stata osservata anche nelle varie qualità di kiwi (da 1,3% a 1,96%) e nel cavolfiore (da 0,8% nel 2017 a 1,0% nel 2020).

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