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Lombardia, parte la campagna contro i non vaccinati. Ma ci sono molte domande in sospeso

Repubblica, nelle pagine dedicate a Milano e Lombardia, pubblica un titolo che in molti prima o poi si aspettavano di trovare. “Coronavirus in Lombardia, autunno già a rischio per la variante Delta: a farla circolare gli under 50 non vaccinati”. Il quotidiano di Scalfari punta preventivamente il dito sui non vaccinati per un’ipotetica recrudescenza del Covid a partire da ottobre. Un articolo di pura preveggenza dunque, che sarebbe giustificata secondo i redattori di Repubblica dai numeri attuali. Ma sono proprio i numeri pubblicati a lasciare perplessi e a sollevare molte domande che, per ora, non ricevono risposta. Sepolte dalla comunicazione dogmatica finora adottata sui vaccini.

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L’inversione di rotta c’è, ci informa il quotidiano milanese. E a far circolare il virus sarebbero soprattutto gli under 50 non vaccinati. Non manca la polemica per i festeggiamenti per la vittoria della Nazionale: “A vedere la finale degli Europei domenica sera c’erano centinaia di persone una attaccata all’altra, senza mascherina. Va bene l’esultanza, ma così il virus ringrazia” afferma Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano. Appello comprensibile, ma che è identico a quelli sentiti in occasione dei festeggiamenti per lo scudetto dell’Inter. Dopo quei festeggiamenti non è accaduto assolutamente niente e non c’è stata alcuna impennata dei contagi. Ma nessuno si è chiesto il perché o ha dato spiegazioni.

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Ora Repubblica ci informa che la curva dei contagi è salita da 0,9 a 1 e che i nuovi ammalati sono gli Under 50 non vaccinati. Ma c’è un altro dato sul quale bisognerebbe riflettere: la curva dei decessi si è quasi azzerata, in terapia intensiva c’è addirittura un paziente in meno mentre i ricoverati non intensivi sono quattro in più. Non sembrano numeri tragici. E soprattutto suggeriscono qualche domanda che a Repubblica non si fanno. Se a fronte di un aumento di casi fra gli Under 50 non si verifica un aumento di mortalità e casi gravi, non è forse una chiara indicazione del fatto che fra le persone più giovani il Covid nella stragrande maggioranza dei casi non provoca sintomi drammatici? E che quindi basterebbe rafforzare la sanità di territorio senza fare campagne a senso unico sui vaccini?

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La seconda domanda è figlia della prima, e riguarda i ragazzi. Sono troppo pochi i giovanissimi a essersi vaccinati secondo Repubblica. Ma se i rischi per i ragazzi sono pari quasi a zero, in assenza di patologie debilitanti, perché tutta questa fretta nel sottoporre dei soggetti così giovani a un vaccino sperimentale che su di loro potrebbe avere effetti non ancora sufficientemente testati? Si dice per proteggere gli anziani, ma gli anziani sono stati vaccinati in gran parte e quindi non dovrebbero rischiare di sviluppare in maniera grave la malattia. Se no a cosa servono i vaccini?

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Ultima domanda, altrettanto importante. Perché non possimo conoscere i numeri reali delle reazioni avverse provocate dai vaccini sui più giovani? E’ naturale chiedersi se queste reazioni siano frequenti e se superino in rischio le conseguenze di contagi che, nella quasi totalità dei casi, si risolvono alla peggio con un malessere influenzale. Insomma prosegue la narrazione a senso unico sul tema dei vaccini, ma qui stiamo parlando della salute dei nostri figli. Qualcuno, al di là della propaganda, dovrebbe rispondere chiaramente a queste domande.

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