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“Perché porto Speranza in tribunale”. Parla l’avvocata delle famiglie delle vittime di Covid

“Sono giorni molto impegnativi. Questa è una guerra. Dovrebbe essere una cosa naturale che tutti ammettano la verità e invece è diventata guerra”. Consuelo Locati è l’avvocata a capo del pool di legali impegnati nella causa civile promossa davanti al Tribunale di Roma da parte di 500 familiari delle vittime del Covid contro il governo. Dopo che il Parlamento ha salvato il ministro della Salute Roberto Speranza dalla sfiducia, l’avvocata Locati è stata sentita da Il Paragone per commentare le parole che il ministro ha espresso in Aula e per sapere quali saranno i prossimi passi dei familiari delle vittime per arrivare fino in fondo a questa vicenda. Avvocata Locati, innanzitutto raccontiamo a chi ancora non lo sapesse come è nata l’idea di riunirvi tutti insieme. “Faccio una premessa doverosa: io sono una di quelle che aveva contribuito a costituire il comitato di ‘Noi denunceremo’. Poi noi avvocati e il responsabile della comunicazione, Robert Lingard, ce ne siamo andati a gennaio in seguito a un’uscita del vicepresidente che metteva in discussione l’attività della Procura. Inoltre, non abbiamo accettato che il comitato stesse diventando un movimento di opinione simil politico. Io non volevo che tutta questa tragedia, e tutti i morti, compreso mio padre, venisse usata per questioni politiche. Per questo abbiamo deciso di dissociarci e ce ne siamo andati. Per cui non voglio più essere associata a quel comitato. Ma è da lì che tutto è partito…”. (Continua a leggere dopo la foto)

Che cosa è partito? Cosa avete scoperto durante questo anno?

“Mio padre è morto di Covid il 27 marzo 2020. Onestamente, prima che papà si ammalasse, qui in Lombardia avevamo tutti le avvisaglie che qualcosa non stesse funzionando bene. Quando abbiamo costituito il comitato, in cui abbiamo radunato tutti quelli del gruppo Facebook ‘Noi denunceremo’ – che era diventato una sorta di Spoon River in cui ognuno raccontava la propria tragedia e i propri lutti – io, gli altri legali e Robert abbiamo iniziato a lavorare sulla prima pista giudiziaria, ossia i primi esposti presentati dalla persone alla procura di Bergamo per chiedere che si facesse luce su quanto successo. Poi, in seguito all’indagine che abbiamo fatto io e Robert in particolare, siamo venuti in contatto con il generale Lunelli, il quale stava per pubblicare una relazione sull’assenza di un piano pandemico nazionale adeguato. E da lì…”.

E da lì si è iniziato a parlare per la prima volta dell’assenza di questo ormai tristemente noto piano pandemico italiano.

Spiega l’avvocata Locati: “Sì, siamo infatti venuti a conoscenza del rapporto del dottor Zambon, che siamo riusciti a recuperare. Lo abbiamo reso subito pubblico e poi lo abbiamo consegnato in Procura. Da quel documento sono partite tutte le indagini approfondite per scoprire quello che ora tutti sanno e che il ministro Speranza e le Istituzioni continuano a negare. Cioè che il piano non era aggiornato; le autovalutazioni inviate dall’Italia all’Unione Europea falsate; i verbali del Cts che erano secretati e che poi sono stati solo apparentemente desecretati… Da tutti questi documenti emergono delle responsabilità importanti nei confronti sia del Ministero della salute sia della Regione Lombardia. Le violazioni di legge sono state poste in essere sia a livello centrale sia a livello regionale. Per cui ci siamo resi conto che c’erano gli estremi per avviare una causa civile in cui abbiamo chiamato in giudizio la Presidenza del Consiglio, il Ministero della Salute e la Regione Lombardia”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ci spieghi meglio. Quali sono le accuse mosse contro queste istituzioni alla luce dei documenti e delle prove raccolte?

“Per quanto riguarda lo Stato centrale, la violazione di tutto ciò che era previsto come obbligo, addirittura da parte dell’Unione Europea, e una violazione anche di ciò che è previsto dal regolamento sanitario internazionale modificato nel 2005, scoprendo che l’Italia aveva ratificato questo regolamento ma non era mai stato recepito. Da qui abbiamo approfondito e siamo entrati in possesso, attraverso una richiesta di accesso agli atti, delle autovalutazioni inviate dall’Italia all’Ue e all’Oms. Autovalutazioni a firma del direttore generale della prevenzione e del ministero della Salute in cui si rileva che l’Italia aveva dichiarato di essere perfettamente in regola con tutto: ossia aver adeguato il Sistema sanitario nazionale e attuato tutto quello che è previsto dal regolamento sanitario internazionale, e che avesse approntato un nuovo sistema in grado di rilevare immediatamente ogni segnale di allarme a livello nazionale per poi attuare il contenimento di un ipotetico virus mettendo insieme la struttura sanitaria e quella della gestione della parte produttiva ed economica, tutelando la sicurezza dei lavoratori e quella dei cittadini. Ebbene, tutto questo, come dimostrato, non è stato fatto. Quindi è evidente l’omissione e la violazione di legge, perché le autovalutazioni non sono state inviate nel 2014 – come richiesto – ma solo nel 2017”. (Continua a leggere dopo la foto)

La Regione Lombardia, invece, in cosa viene chiamata in causa?

“Per Regione Lombardia noi abbiamo rilevato alcune delibere, che definirei “criminali”, in cui si obbligavano tutte le strutture ricettive, anche quelle per anziani, ad accogliere i pazienti Covid dimessi dagli ospedali, persino quelli non ancora negativizzati, senza effettuare controlli adeguati sulle persone e sulle strutture. E quel che poi è successo infatti lo sappiamo bene… Un’altra follia? Aver impedito con una delibera ai medici di medicina generale di recarsi nelle abitazioni dei pazienti che mostravano sintomi Covid per visitarli. Invece hanno attivato solo un’assistenza telefonica. Poi c’è stata una violazione del piano regionale in cui si faceva riferimento al fatto che al primo caso di trasmissione interumana di un virus si dovesse immediatamente procedere a isolare il caso e poi attuare il tracciamento e il contenimento. La Regione, inoltre, non ha fatto scorte di tamponi nonostante fossero tutti a conoscenza che il virus stesse circolando in Italia già da gennaio, e non erano stati implementati i laboratori per processare i tamponi. In Lombardia c’erano solo 3 laboratori: in Svizzera, Paese confinante con 8 milioni di abitanti, c’erano già a gennaio 20 laboratori. Anche questi sono atti omissivi. Infine, c’è ovviamente la parte relativa alla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano lombardo e l’istituzione della zona rossa come consentiva il Dpcm. C’è stata anche una violazione di un regolamento dell’Oms che prevede la comunicazione corretta del virus: all’inizio le Istituzioni dicevano che questa era poco più di un’influenza, che si doveva continuare a portare avanti normalmente la propria piva, e invece era un virus di fascia A”. (Continua a leggere dopo la foto)

Cosa ha provato e cosa ha pensato quando ha sentito il discorso di Speranza in Parlamento nel giorno della richiesta di sfiducia?

“La prima sensazione è stata di sbigottimento. Di fronte a documenti, che sono prove che attestano una responsabilità innegabile del ministero, sentire un ministro che nega ancora l’evidenza è assurdo. E la cosa più grave è che il ministro Speranza non ha risposto a domande legittime dei cittadini. Perché non sono stati forniti i documenti richiesti per le dovute verifiche? Addirittura è stato detto che la Task Force faceva riunioni informali. Una Task Force fa riunioni informali? Questa è follia. E poi Speranza non può negare responsabilità così acclarate e affermare che lui non era a conoscenza del rapporto di Zambon. E non può non prendere posizione su questi rapporti. È scandaloso. Ed è una mancanza di rispetto reiterata. Lui parla di trasparenza, e qui di trasparenza non ce n’è”.

A che punto è la vostra battaglia, quali saranno i prossimi passi?

“Prima di rispondere è bene che io precisi un’altra cosa relativa a una frase che ha pronunciato il ministro, ossia che non si deve fare di questa cosa una “questione politica”. Allora sia chiaro: i familiari che noi rappresentiamo, che sono più di 500, hanno fatto un’azione giudiziaria, non un’azione politica. Il ministro non può continuare a ripetere che “non si deve trasformare in politica quello che è in realtà un’altra questione”, mi pare che dimostri che questa cosa la stia facendo lui, usando la questione politica per evitare di rispondere a domande che i familiari delle vittime hanno presentato in tribunale. Per cui ci tengo a sottolineare che la nostra non è un’azione politica. A breve presenteremo altri atti di intervento di altre 100 persone con una mole infinita di nuovi documenti. La prima udienza, che era stata fissata per il 14 aprile, è stata rinviata all’8 luglio. Vedremo quindi cosa diranno il Ministero, la Presidenza del Consiglio e la Regione Lombardia nel proprio atto di costituzione. Noi insisteremo perché le Istituzioni arrivino a una transazione nell’interesse di questi morti. Ci sono famiglie distrutte. Morti senza dignità. E tutto questo dolore – sia ben chiaro – è conseguenza di atti omissivi. Queste persone hanno già sofferto l’abbandono durante la prima ondata, poi il lutto che non si riesce a elaborare, e ora soffrono l’abbandono di chi li rappresenta anche solo formalmente che nega l’evidenza. Ed è scandaloso”. (Continua a leggere dopo la foto)

Avvocato, lei stessa ha perso suo padre. È arrivata alla conclusione che anche quella morte poteva essere evitata?

“La morte di mio padre, e quella degli altri, potenzialmente poteva essere evitata. E tante vite potevano essere salvate. Nella relazione elaborata dal generale Lunelli, attraverso calcoli tecnici e scientifici, si dichiara che se l’Italia avesse avuto un piano pandemico nazionale adeguato, e se avesse attuato tutte le disposizioni della regolamentazione internazionale, si sarebbero evitati almeno nella prima fase fino a 10mila morti. Questa non è una questione politica, è una questione di responsabilità Istituzionali”.

Che cosa si sente di chiedere alla politica e anche agli organi di informazione che non stanno dando troppo rilievo alle vostre azioni?

“Alla politica chiedo semplicemente che abbia il coraggio di fare un gesto di dignità e di decenza: si deve cioè assumere la responsabilità di ciò che non ha fatto – e di quel che invece ha fatto violando la legge – e provveda a risarcire tutti i familiari delle vittime. Deve chiedere scusa a tutte queste persone, ammettendo pubblicamente le proprie responsabilità. Non interessa ai familiari prendere i milioni, perché tanto quelle vite non torneranno indietro. Basta anche un simbolico euro, ma quel che conta è l’ammissione delle proprie responsabilità e chiedere scusa per ridare dignità a quei ‘morti accatastati’. Noi, infatti, siamo prima avvocati delle vittime e poi dei familiari, che vogliono dignità per i propri cari e conforto. Agli organi di informazione, invece, chiedo di avere il coraggio di essere giornalisti veri ed essere avulsi dalla politica. Qui si tratta di responsabilità istituzionali e non c’entra la politica. Serve prendere posizione e avere il coraggio di staccarsi dal potere politico”.

Qui un video dell’avvocata Consuelo Locati in cui chiede a Speranza giustizia per le migliaia di famiglie di morti di Covid.

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