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Le fake news di Galli e Bassetti su Covid e bambini vengono smascherate

Durante una puntata di Stasera Italia, trasmissione condotta da Barbara Palombelli, Massimo Galli, infettivologo in pensione del Sacco di Milano, ha dichiarato: “Questa dannata variante, che ha preso piede in tutto il Paese e che è diventata assolutamente dominante, ha come caratteristica una grande capacità di infettare anche bambini e adolescenti. Avendo questa capacità, che non aveva ad esempio la variante arrivata per prima, o comunque più diffusa inizialmente in Italia, la 614C, è chiaro che sui grandi numeri essa farà dei morti”. Eppure stando a quanto riporta NicolaPorro.it, i dati dell’indagine di sieroprevalenza, realizzata tra la primavera e l’estate del 2020 dal ministero della Salute e dall’Istat, sembrano smentirlo.

Da tale indagine si è stimato che fino al periodo citato, quando ancora non vi era traccia della variante delta, la fascia di età 0/17 anni sfiorava i 200mila casi, rispetto ai circa 220mila della fascia 18/34 o ai quasi 200mila della fascia 60/69. In rapporto alla popolazione complessiva i bambini e gli adolescenti, con il 2,2% di infettati, risultavano pressoché in linea con le altre fasce di età, che al massimo raggiungevano il 3,1%. Ora si registra effettivamente un aumento dei contagiati più giovani, ma ciò non corrisponde ad una significativa crescita dei casi gravi, ancora del tutto marginali.

A Massimo Galli si affianca nel “terrorismo mediatico” anche il primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti. Durante la puntata del programma “Piazza Pulita” andata in onda su la7 giovedì scorso, Bassetti (lo riporta l’Indipendente) ha affermato che i bambini devono essere vaccinati perché, in base ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), «nella fascia tra i 6 e i 10 anni sono stati ricoverati circa 1100 bambini e la mortalità nei loro confronti è di 5 su 1000» mentre nella fascia successiva (11-13 anni) vi sono state «861 ospedalizzazioni, cosa che fa sì che la mortalità sia praticamente dell’1%».

Ma dai dati dell’ISS si apprende che dall’inizio della sorveglianza relativa ai pazienti deceduti e positivi al Covid a morire nella fascia di età 0-19 anni sono state 35 persone. In tal senso siccome da 0 a 19 anni in Italia ci sono circa 10.000.000 individui, la mortalità risulta aggirarsi intorno allo 0,0003%, e non all’1% citato da Bassetti. La letalità invece è pari allo 0,01%. C’è una differenza tra mortalità e letalità: la percentuale relativa alla prima deriva dal rapporto tra il numero dei morti e la quantità della popolazione media (dunque anche quella non risultata positiva al virus). Quella relativa alla seconda, invece, deriva dal rapporto tra i morti e il totale dei soggetti ammalatisi. Solo Maddalena Loy della Rete Nazionale Scuole in presenza ha obiettato ai dati proposti da Bassetti, ricordando come i dati a nostra disposizione ci dicano che «la percentuale sui decessi da 0 a 19 anni è dello 0,0003%» ed ha definito un «dato inventato» quello della mortalità dell’1% nei bambini citato da Bassetti, che si è poi limitato a correggere le sue dichiarazioni parlando dello «0,9%». Altra percentuale che però, alla luce dei dati esposti, risulta comunque essere frutta quantomeno di un errore di comprensione …

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