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L’Acc di Belluno verso la chiusura: 300 famiglie alle prese con l’incubo disoccupazione

Giorni contati per lo stabilimento Acc di Borgo Valbelluna, storica realtà di Belluno che produce compressori per frigoriferi e che vive da mesi, ormai, una situazione di totale incertezza, con 300 lavoratori che rischiano di essere messi alla porta nelle prossime settimane. Al momento l’azienda, che dal 2014 è nelle mani del colosso cinese Wambao, si trova sotto commissariamento straordinario. Ma il tempo stringe, la Commissione Europea non ha autorizzato aiuti da parte dello Stato e gli appelli dei lavoratori continuano a cadere in un desolante vuoto.

L'Acc di Belluno verso la chiusura: 300 famiglie alle prese con l'incubo disoccupazione

In queste ore, gli operai hanno lanciato accorati appelli alla politica, preoccupati dall’ipotesi di una svendita che porterebbe probabilmente a un ridimensionamento del personale, nonostante fatturato e produzione siano in crescita. Eppure nessuno, da quell’orecchio, sembra voler sentire: il Ministero dello Sviluppo Economico non ha dato risposte ufficiali in merito, con il ministro Giorgetti che non ha manifestato fin qui particolare interesse per il progetto Italcomp, che permetterebbe la fusione con l’Embraco di Riva di Chieri per realizzare il primo polo di assemblaggio compressori italiano.

Un’azienda, Acc, che ha prodotto nel corso del 2020 la bellezza di 1,7 milioni di compressori, e che ha già ricevuto ordini per un totale di 2,3 milioni di pezzi per il 2021. Che ha realizzato un compressore a velocità variabile che è stato subito apprezzato da clienti di peso come Bosch ed Electrolux. E che però non ha disponibilità di cassa, con i giapponesi di Nidec che hanno già manifestato interesse per un’eventuale acquisizione. Essendo il colosso nipponico proprietario anche dello stabilimento austriaco di Furstenfeld, la sensazione è però quella di un’operzione finalizzata soltanto ad accompagnare Acc verso la chiusura definitiva.

Rischia, insomma, di concretizzarsi sotto i nostri occhi l’ennesima svendita industriale, con l’Ue che nel frattempo insiste nel negare la possibilità di aiuti da parte dello Stato e il governo che obbedisce, senza fiatare, pronto ancora una volta a sacrificare posti di lavoro e lasciar precipitare ben 300 famiglie nell’incubo della disoccupazione.

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