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La truffa del Pnrr! Dovevano piovere soldi e invece no. Ora è ufficiale, ecco cosa scrive la Ragioneria di Stato

Pubblicato il 18/08/2022 15:59

Persino la Ragioneria Generale dello Stato (Rgs) arriva a confermare quanto abbiamo scritto ed afferma più volte su queste pagine: i circa 190 miliardi di investimenti previsti dal Pnrr e finanziati dalla Ue attraverso lo strumento del Next Generation Ue (Ngeu), sono da restituire fino all’ultimo centesimo, oltre agli interessi ovviamente. I presunti sussidi, le sovvenzioni, i contributi a fondo perduto e le altre corbellerie propagandistiche relative alla presunta “pioggia di miliardi” spacciata come tale a partire dal Consiglio europeo del luglio 2020.
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La leggenda della “pioggia di miliardi”

La leggenda narra che l’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, fosse tornato proprio da quel summit con un assegno a dodici cifre per il nostro Paese. Come riporta un interessante articolo pubblicato oggi su La Verità, il riepilogo dei rapporti finanziari tra l’Italia e la Ue aggiornato al 2021 mostra però qualcosa di diverso. Grazie all’incasso dell’anticipo di 24,9 miliardi avvenuto ad agosto 2021, il documento torna a mostrare un saldo positivo di circa 20,4 miliardi. Dato in netta controtendenza rispetto ai saldi ampiamente negativi, oscillanti tra 6 e 8 miliardi, registrati negli ultimi anni. Tale eccezionale saldo positivo origina dal fatto che «dal punto di vista del bilancio europeo, lato Stato membro, tali accrediti (il Ngeu) sono considerati trasferimenti in entrata, in contrapposizione ai versamenti al bilancio Ue, nonostante essi provengano da una separata attività di raccolta fondi sui mercati finanziari da parte della Commissione europea».
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I fondi saranno a raccolti a debito

Questo è il punto chiave: fino al 2026, qualora riuscissimo a conseguire tutti gli oltre 500 obiettivi previsti semestre dopo semestre, il saldo finanziario con la Ue riceverà gli accrediti di somme che la stessa Ue non riceve a titolo definitivo dagli Stati membri, bensì raccogliendo sui mercati fondi a debito con l’emissione di titoli. Cosa succederà dopo è presto detto: verrà il diluvio dei rimborsi. Per le somme erogate a titolo di prestito, la Rgs specifica che «ogni Stato membro dovrà restituire esattamente quanto ricevuto dall’Unione, più una quota trascurabile di interessi». Una vera e propria doccia fredda per chi ha creduto alla leggenda della pioggia dei miliardi, amplificata dalla sottolineatura dei tecnici del Mef, i quali hanno dichiarato che «i contributi ricevuti a titolo di sovvenzioni (grants), invece, saranno restituiti dagli Stati membri attraverso i bilanci futuri, che, oltre alle consuete spese per le politiche Ue, conterranno anche una voce specifica di “rimborso dei prestiti”, in base alla chiave Rnl di lungo periodo».
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L’Europa si para le spalle con nuove imposizioni

A Bruxelles, dunque, hanno previsto che gli Stati debbano versare fino al 2% del Rnl (dal 1,4% ordinario). Una dettaglio di assoluta importanza, che permette di contestualizzare il quadro generale. Come spiega La Verità sulle sue pagine, per comprendere questo passaggio va specificato che, prima del Ngeu, la Ue non aveva autonoma e significativa capacità di indebitamento e le entrate della Ue provenivano dagli Stati membri in proporzione al Reddito nazionale lordo (Rnl, molto vicino ma non uguale al Pil) degli Stati membri (75/80% circa), oltre a entrate minori per dazi doganali e Iva (20% circa). Quelle medesime entrate venivano redistribuite agli Stati in relazione alle specifiche tipologie di azioni (fondi strutturali, Fesr, Fse, ecc…) ciascuna con la propria finalità socio-economica. Va da sé che questo criterio di redistribuzione ha sempre penalizzato l’Italia che è quindi strutturalmente contributore netto. Ebbene, col Next Generation EU avviene un cambio epocale: le risorse da distribuire non sono più nei limiti di quelle versate dagli Stati, ma la Ue ha potuto indebitarsi e disporre così di risorse aggiuntive.
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Il trucchetto finanziario che penalizza l’Italia

Peccato che, in un simile contesto, il saldo annuale entrate/uscite con la Ue perda totalmente il suo senso, visto che le prime comprendono somme che dovranno essere restituite dopo il 2026, con una base di ripartizione in base al Rnl, che è la stessa che ci ha sempre danneggiato. Dunque, con queste premesse, non ha alcun senso affermare che l’Italia nel 2021 è stata beneficiario netto per 20,4 miliardi, se in quel saldo ci sono 24,9 miliardi da restituire dopo il 2026. Il saldo entrate/uscite dovrebbe comprendere solo somme acquisite a titolo definitivo, come accadeva prima del Ngeu, invece oggi confonde “mele con pere”. Dal canto suo la Ragioneria di Stato evidenzia gli effetti di tale illusione contabile, ricordando che «una volta cessati gli effetti finanziari del citato dispositivo, la posizione dell’Italia rispetto al bilancio Ue dovrebbe riprendere il trend di contributore netto».
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L’Europa detta le condizioni, ma i soldi sono i nostri.

In definitiva, se depurassimo le entrate dalla componente Ngue, il saldo sarebbe negativo per 4,5 miliardi che, a sua volta già beneficia di maggiori entrate straordinarie per 3,4 miliardi per la rendicontazione finale dei fondi Fesr. Altrimenti il saldo scenderebbe ancora a -7,9 miliardi. Nel 2021 il nostro contributo al bilancio Ue è perfino salito a 20,2 miliardi dai 17 circa del biennio precedente, soprattutto perché versiamo in base al Rnl. Un’altra cosa da tenere sempre bene a mente è che quando leggiamo di maggiori spese della Ue, non bisogna dimenticare che il 13% circa è finanziato dall’Italia in quanto Paese fondatore, ma soprattutto che ciò che ci torna indietro in quasi sempre in misura inferiore. Dunque, se gli investimenti del Pnrr sono finanziati a debito, allora la loro articolazione sarebbe dovuta essere decisa dal nostro Paese e non dalla Commissione. Visto che si tratta, né più né meno, di denaro che i prossimi governi dovranno restituire, quindi soldi nostri, questa imposizione calata dall’alto appare ancor più assurda ed odiosa.

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