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La app dell’emergenza Covid è un inganno politico per fregarci i diritti

di Gianluigi Paragone

La presa per i fondelli è già nel nome: Immuni. Come se bastasse una app da scaricare per difendersi, immunizzarsi, dal virus. O come se chi è fuori dalla app fosse un appestato, un untore. Ovviamente non basta una app per sapere come si muove il Covid, anzi a dirla tutto questo tracciamento sta diventando un altro pezzo del grande boh governativo rispetto all’emergenza.
L’altro giorno sia il presidente Conte sia il commissario straordinario Domenico Arcuri hanno precisato che non ci saranno limitazioni di movimento per chi deciderà di non utilizzarla. Una precisazione che soltanto chi ci aveva pensato la può sostenere: ci mancava pure che oltre al lockdown ordinato con un “semplice” decreto del premier (dpcm) avessero subordinato le uscite alla possibilità di farsi spiare. Alla faccia dei diritti costituzionali e delle libertà individuali.

Messa da parte (fino alla prossima mossa) la non indispensabilità della app rispetto alla libera circolazione, seppur nei limiti che ci verranno imposti, resta da analizzare la parte che ne avrebbe ispirato l’urgenza, ossia evitare la propagazione del virus attraverso lo screening dei positivi e dunque dei loro spostamenti e delle loro relazioni. Basta scaricarla e poi, attivando il bluetooth, i telefoni si parleranno tra loro e incroceranno i loro dati. Sanitari, dicono loro. Tre domande.
La prima: ma se non è obbligatoria perché la dovrei scaricare? Beh, visto che la app – per funzionare al meglio – necessita di una copertura del 60% della popolazione, il supercommissario Arcuri ha ammesso che sarebbero al vaglio “alcune facilitazioni di natura sanitaria” come benefit. Toh, un’altra bella violazione dei diritti costituzionali per cui i servizi della sanità pubblica avrebbero una specie di carta vip per chi scarica la app.

Seconda domanda: ma se la app serve per monitorare le frequentazioni dei positivi, chi mi dice se sono positivo? Già, di sicuro non la app. La risposta esatta non può che essere soltanto una: te lo dicono i tamponi, quei tamponi che la Sanità pubblica non è in grado di garantire per mancanza di reagenti. Sai com’è, taglia oggi taglia domani (per stare dentro i parametri di austerity imposti da Bruxelles, da quella stessa Bruxelles che oggi ci riconosce un po’ di soldini per l’emergenza Covid se accettiamo di farci fregare dallo strozzinaggio legalizzato noto come Mes), taglia oggi taglia domani ed ecco che alla bisogna manca molto di quel che serve: terapie intensive, personale medico, tamponi, mascherine eccetera eccetera…

Terza e ultima domanda: ma se era così importante evitare la propagazione del virus, perché il governo si è mosso tardi? Una inchiesta condotta da quattro giornalisti per il Corriere della Sera ha scoperto che la prima direttiva del ministero è uscita un mese dopo l’arrivo del virus, quando l’emergenza regnava già sovrana in alcuni reparti ospedalieri di alcune zone ben precise in Lombardia e in Veneto. E’ l’inizio del caos, alla faccia di un premier che andrà in televisione a dire che “siamo prontissimi”. Già, prontissimi senza terapie, tamponi, mascherine e personale (tanto che si arruolano i neolaureati…). Ieri e ieri l’altro, dal ministero della Salute ci informano che dal 20 gennaio il ministero aveva un programma talmente choccante da secretarlo. Cosa??? Avevano in mano informazioni preziose, allarmanti, di per sé sufficienti per attivare le zone rosse locali e questi che fanno? Secretano. Nessuna condivisione con il parlamento e nemmeno coi presidenti di Regione che, a quel punto, ignari di tutto procedono random.

Zero trasparenza, molto pressapochismo. E intanto il virus si sta mangiando il Paese. Ma non si può dire altrimenti le task force si arrabbiano e i guardiani del comitato antifake di Palazzo Chigi si attivano.
Ps. La app è un precedente pericolosissimo, perché se accettiamo il principio di farci controllare da una app per sapere se siamo positivi al Covid, un domani ci diranno – sempre per il nostro bene – che servirà per tracciare chiunque su qualsiasi cosa convenga al Potere. Un perfetto sistema feudale, tecnologico ma feudale.

di Gianluigi Paragone

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