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“L’Italia commissariata dall’Ue”. L’economista svela la trappola nascosta dietro il nuovo Patto di Stabilità

Pubblicato il 28/04/2023 08:53

Un vero e proprio commissariamento. Non ha usato giri di parole Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board della Banca Centrale Europea, per commentare la proposta di riforma del Patto di Stabilità avanzata dalla Commissione Ue. Intervistato da Repubblica, l’economista ha infatti incalzato: “Detto in parole povere, si tratta di un commissariamento della politica di bilancio dei Paesi ad alto debito, in particolare dell’Italia. Non sarà un negoziato facile, a meno che i governi non accettino di cedere ulteriore sovranità fiscale. La Commissione sostiene che con il nuovo sistema vi è una maggiore titolarità politica dei governi nazionali perché a questi è data facoltà di indicare i percorsi pluriannuali di risanamento. In realtà, questi percorsi dovranno essere coerenti con le traiettorie tecniche fornite dalla Commissione stessa”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Quali le possibili conseguenze in caso di mancato adeguamento? “Se il Paese non si adegua viene messo automaticamente in procedura per disavanzo eccessivo. I mercati potrebbero reagire negativamente” ha spiegato Bini Smaghi. Che non ha nascosto una posizione molto critica: “Non c’è trasparenza sui criteri che verranno usati dalla Commissione per indicare le ‘traiettorie’. Si sa che verrà effettuata un’analisi della sostenibilità del debito per decretare la plausibilità della riduzione. Ma questo strumento è molto complesso e poco trasparente, richiama al caso della Grecia del 2010-2012”. (Continua a leggere dopo la foto)

Un concetto che Bini Smaghi ha ribadito anche nelle ore successive, ospite del programma Agorà condotto da Monica Giandotti su Rai3. Anche in questa occasione, non sono mancate stoccate al progretto portato avanti dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen: “Non si capisce da quello che è stato proposto se dovrà essere fatta una manovra correttiva o meno”. (Continua a leggere dopo la foto)

    “Il rischio – ha poi ribadito l’economista – è che ci sia un trasferimento di poteri da Roma a Bruxelles. Se io fossi il Ministro dell’Economia italiano vorrei sapere… Se il Def lo devo cambiare o no. E oggi il commissario Gentiloni non è in grado di dirlo”.

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