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“Il terzo suicidio dell’Europa”. Il diplomatico non le manda a dire e se la prende con tutti

Sarebbe il terzo suicidio dell’Europa secondo Marco Carnelos, ex ambasciatore in Iraq ed ex inviato speciale per la Siria e il processo di pace israelo-palestinese, presidente della MC Geopolicy, il quale, attraverso una lettera inviata a Dagospia di cui riportiamo i passaggi principali, torna ad esporre la sua personale disamina sugli eventi riguardanti il conflitto Russia – Ucraina (e non solo).
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I suicidi europei

Il diplomatico inizia la sua disamina dei presunti suicidi europei con una serie di considerazioni storiche, volte a contestualizzare gli avvenimenti attuali: «In retrospettiva, e in un’ottica prettamente europea, i due conflitti mondiali non sono stati altro che due veri e propri suicidi compiuti dal vecchio continente che si è incredibilmente auto-condannato all’irrilevanza. I futuri annali della storia ricorderanno probabilmente il 24 febbraio 2022, come un ulteriore spartiacque storico, ma, soprattutto, come l’anno del terzo suicidio compiuto dall’Europa dopo il notevole terreno che aveva recuperato con la creazione dell’Unione Europea».
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Le critiche a Bruxelles

Carnelos non risparmia le critiche verso Bruxelles e le Istituzioni dell’Unione Europea: «Se la posizione assunta da quest’ultima dinanzi al drammatico conflitto in corso in Ucraina appare a prima vista comprensibile, a medio e lungo termine è invece inspiegabile e, temo, possa rivelarsi altamente controproducente. Bruxelles ha rinunciato a qualsiasi tentativo di svolgere un ruolo diplomatico nella prevenzione del conflitto e, finora, nella promozione di una soluzione negoziata. Al contrario, il Capo della diplomazia UE Josep Borrell arriva ad affermare che “questa guerra verrà vinta sul campo di battaglia”. Non posso fare a meno di domandarmi, con una certa inquietudine, quale sia l’effettiva estensione del campo di battaglia immaginato da Borrel».
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Il fallimento della diplomazia

Non nasconde nemmeno la propria preoccupazione per il futuro l’esperto di diplomazia, che continua contestando l’operato dei sui ex colleghi: «Come europeo, ed europeista, trovo a dir poco deprimente che i timidi tentativi diplomatici per comporre una crisi che molto probabilmente impatterà sulla futura architettura di sicurezza del vecchio continente siano stati incredibilmente assunti da attori esterni all’Unione, come Israele e Turchia. Nutro il profondo timore che l’UE si stia dirigendo sonnambula verso un abisso. Nelle ultime settimane i suoi leader sono stati solo in grado di ripetere meccanicamente uno slogan certamente veritiero ma al fondo banale, ovvero “c’è un aggressore e un aggredito” e di adottare, in una sorta di effetto valanga, sanzioni in larga parte dettate dagli Stati Uniti e, colmo dell’ironia dopo la Brexit, dalla Gran Bretagna!».
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Le conseguenze economiche

Anche i dubbi sulle conseguenze economiche e sociali sembrano essere più che legittimi e fondati: «Temo altresì che l’effetto netto di queste scelte, lungi, ahimè, dall’alterare la situazione sul terreno e negli assetti politici in Russia, finirà per penalizzare severamente l’economia europea (e italiana) e la capacità competitiva delle sue imprese sui mercati globali. La tanto decantata Autonomia Strategica dell’Unione sembra ormai svuotata di ogni significato; in termini politici l’UE si è trasformata in un’istituzione completamente ancillare alla NATO».
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Una bomba pronta ad esplodere

Carnelos parla poi della miccia che ha fatto scoppiare la bomba: «Non c’è bisogno di essere un esperto di relazioni internazionali per comprendere che la sanguinosa guerra a bassa intensità combattuta nel Donbass negli ultimi otto anni e praticamente ignorata dai media occidentali, nonché il fallimento sistematico nell’attuazione degli accordi di Minsk, prima o poi, avrebbero fatto deflagrare la situazione, specie se è solo un quarto di secolo che la Russia ammonisce – inascoltata – sull’espansione a est della NATO».
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Le contraddizioni della narrazione

Il ragionamento del diplomatico si articola evidenziando alcuni aspetti tutt’altro che banali sulle contraddizioni della narrazione occidentale: «Non ci dovrebbe essere alcun dubbio che l’Ucraina, come – teoricamente – qualsiasi altro Stato sovrano, abbia il diritto di decidere la propria politica estera, comprese le sue alleanze internazionali. È possibile interrogarsi se anche la Russia, come Stato sovrano, possa avere il diritto di vedere riconosciute le sue preoccupazioni di sicurezza? Le democrazie occidentali hanno accettato, e spesso sostenuto materialmente, gli Stati Uniti che hanno scatenato guerre lunghe e sanguinose a migliaia di chilometri di distanza dai propri confini rivendicando minacce alla propria sicurezza nazionale». Se una tale posizione è stata accolta e sostenuta con tanta disinvoltura è davvero così assurdo e inaccettabile che anche la Russia possa rivendicare un simile diritto? Soprattutto se, nel suo caso, sta agendo appena oltre i suoi confini? E secondo quale logica avanzare un simile dubbio espone automaticamente alla calunnia di essere un “fantoccio di Putin”?».
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Un diverso Ordine Mondiale

L’esperto non risparmia critiche nemmeno sulla situazione di censura e di presa di posizione del sistema europeo: «Il clima politico e mediatico in Europa è diventato tossico. Qualsiasi tentativo di spiegare le radici storiche e la complessità del conflitto ucraino è oggi impossibile, questo anche a causa degli efferati massacri di cui si stanno macchiando le truppe russe, occorre riconoscerlo. Quello che vorrei tuttavia provare a veicolare, è che se le nazioni occidentali perseverano nell’accettare che le regole dell’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti negli ultimi 70 anni sono valide per tutti tranne che per questi ultimi, non dovrebbe poi sorprendere se un numero crescente di nazioni – a prescindere dalla democraticità dei loro ordinamenti politici – possano invocare un ordine mondiale diverso e, magari, più equo».
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La spesa militare

L’analisi del diplomatico tocca poi un punto a noi caro, ovvero la spesa militare: «In pochi giorni, i suoi leader (europei ndr) hanno adottato decisioni alle quali avevano resistito per anni. Le spese militari verranno portate al 2% del PIL, come richiesto dagli Stati Uniti e dalla NATO (ovvero gli Stati Uniti) e il complesso militare-industriale statunitense si accaparrerà una quota sostanziale delle commesse che verranno generate da questo massiccio aumento di spesa. È appena il caso di evidenziare che questa spesa aggiuntiva si produrrà mentre il debito dei Paesi europei è già a livelli senza precedenti a causa delle enormi risorse mobilitate negli ultimi due anni per affrontare la pandemia e i suoi drammatici effetti economici. Inoltre, tale aumento coinciderà con un’altra situazione critica. Governare le economie occidentali con così tanti fattori avversi sarà un serio rompicapo, un difficile atto di equilibrio tra lotta all’inflazione senza innescare una recessione; in altre parole, quello che gli economisti chiamano un “atterraggio morbido” dell’economia. Mi auguro solo che questo atterraggio non si trasformi in uno schianto».
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Johnny Riotta

Carnelos chiude la lettere con ironia, citando anche il baldo Riotta e la sua “lista di proscrizione”: «Forse è il caso che io mi fermi qui, dopotutto anche io, come si dice, tengo famiglia…e dato il clima che serpeggia da queste parti è meglio stare attenti, l’eventuale redazione di liste di proscrizione non mi stupirebbe, e non mi riferisco certo a quelle di Johnny (pardon!) Gianni Riotta».
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Una lettera che vi consigliamo di leggere integralmente se siete interessati ad una visione “alternativa” della questione Ucraina. Di certo le considerazioni di Carnelos sembrano essere fondate e, quindi, meritevoli d’attenzione per la costruzione di un punto di vista più completo.

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