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Dopo tanti annunci trionfali, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza presentato in maniera pomposa dal governo Draghi e benedetto come strumento che consentirà al Paese di rialzarsi daldramma della pandemia, ecco che la montagna ha finito nuovamente per partorire un topolino, neanche troppo grosso. Come rivelato dal Sole 24 Ore, infatti, dei 191,5 miliardi di euro annunciati dal governo e teoricamente a disposizione, nel corso del 2021 ne verranno spesi, al massimo, 13,79 miliardi. Non certo una cifra da capogiro, in un momento in cui di investimenti ne servirebbero, invece, tantissimi.

Come previsto, invece, l’Italia si troverà di volta in volta a gestire soltanto le cifre che l’Europa le lascerà in mano, ampiamente insufficienti per far fronte a una crisi sanitaria ed economica senza precedenti. Con Bruxelles a dirottare le nostre scelte, come ovvio dal momento in cui Mario Draghi, totem per eccellenza di questa Ue, è entrato a Palazzo Chigi tra gli applausi di quasi tutti i partiti politici. I 13,79 miliardi che potremo spendere nel corso del 2021 dovranno bastare per 105 interventi messi in cantiere dall’esecutivo, come emerso dal maxi-documento da 2.487 pagine inviato a Bruxelles e al Parlamento.

Foto Paolo Giandotti/Ufficio Stampa Quirinale/LaPresse28-10-2019 Bruxelles, BelgioPoliticaFrancoforte – Il Presidente della BCE Mario Draghi con Chrisitne Lagarde, Presidente designata della Banca Centrale Europea, oggi 28 ottobre 2019.DISTRIBUTION FREE FO CHARGE – NOT FOR SALE

Prossimo impegno sarà la coppia di decreti legge che dovranno disciplinare la governance del piano e “assicurare la capacità amministrativa necessaria ad assorbire gli investimenti del Recovery”. Le date limite per il provvedimento saranno il 20 maggio per le semplificazioni e il 31 per la governance. Il decreto governance dovrà occuparsi di otto temi chiave che spazieranno dalla fissazione dei poteri di monitoraggio del ministero dell’Economia e delle Finanze alla definizione dei compiti delle varie amministrazioni, prevedendo un meccanismo che permetta di superare eventuali ostacoli con tanto di poteri sostitutivi qualora “gli enti attuatori” dovessero procedere a rilento.

Il provvedimento dovrà anche avviare le strutture di assistenza tecnica e disegnare le procedure rapide per gli investimenti del Recovery Plan. Con qualche dubbio, già manifestato anche dagli esponenti stessi della maggioranza, che quei 13,79 miliardi possano essere sufficienti a centrare gli obiettivi fissati per il 2021: oltre 1,7 miliardi saranno necessari per il piano di incentivi alle imprese “Transizione 4.0”, 1,2 miliardi andranno al finanziamento del fondo per l’export, 1,1 miliardi serviranno ai Comuni per interventi come l’efficientamento energetico, 700 milioni invece per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche. Per altri inteventi bisognerà attendere invece tempi migliori, quando l’Ue si deciderà a tirar fuori qualche altra briciola da spendere seguendo rigorosi diktat.

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