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Il PD perderà le elezioni! Ecco perché e quando Letta e Conte “divorzieranno”

Enrico Letta ha aperto la prima direzione del PD in presenza. La sua è stata una relazione asettica, che di certo non ha scatenato applausi scroscianti tra il pubblico presente. Un dettaglio non di poco conto si è palesato quando è arrivato il punto sulla futura relazione con il M5S, il quale è stato esposto in maniera altrettanto fredda e distaccata. Ma in ottica elezioni cosa causerà tutto questo?
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La legge elettorale

Come spiegano i ragazzi di Tag24, Il motivo di questa freddezza nell’esposizione di tali argomenti è che il PD teme che dopo l’estate Conte esca dalla maggioranza di governo. Un altro punto chiave non sfuggito ai presenti è quello della legge elettorale. È consuetudine di Enrico Letta rimanere molto cauto sul tema, ma questa volta il segretario si è lasciato andare, definendola per la prima volta “fondamentale”. Insomma, nulla di meglio per foraggiare le voci che bisbigliano sulla terrazza del Nazareno, dove l’ipotesi di un abbandono deciso da Conte e comunicato non prima di ottobre risulta essere ben più di una mera teoria.
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Nessun alibi

È chiaro che Letta non voglia fornire alcun alibi al Movimento 5 Stelle. I “suoi uomini”, infatti, nelle ultime ore si sono prodigati per chiarire il concetto al gruppo dem. L’insistenza del segretario (e di Franceschini) sul sistema proporzionale rappresenta la chiara volontà di guardare oltre le alleanze attuali. Il folto gruppo di scettici dell’alleanza, fondato dai soliti Marcucci, Stefano, Margiotta, ha visto entrare tra le proprie fila anche altri deputati quali Andrea Romano, Alessia Morani, Emanuele Fiano. In pratica tutta Base Riformista, la corrente del ministro della Difesa e di Luca Lotti. «Io direi che ormai è una minoranza tra noi coloro che dicono 5 Stelle sempre e comunque, e tra loro non comprenderei il ministro Franceschini, che si esprime con “intelligenza tattica e per puro machiavellismo», riferisce un senatore del sud.
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Il PD rischia di perdere le elezioni

Ma quali sarebbero gli scenari se, come pensano in molti, in autunno l’ex presidente del Consiglio dovesse svincolarsi dagli attuali alleati del PD? «Una scelta obbligata, l’alleanza con tutti i riformisti, da Calenda e Renzi. Si perderebbero le elezioni comunque, ma almeno con orgoglio. Piano piano se ne sta convincendo anche il segretario», spiega sempre lo stesso parlamentare.
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Il nodo referendum

Anche sui referendum è pronta una pattuglia di dissidenti. Il 12 giugno, da Giorgio Gori a Salvatore Margiotta, da Gianni Pittella a Luciano D’Alfonso, da Stefano Ceccanti ad Enrico Morando e ad Andrea Marcucci, andranno a votare “sì” a tutti o, comunque, a qualche quesito, tra cui la carcerazione preventiva e la legge Severino.

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