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Il governo non vuole cedere: “Nessun anticipo dell’orario del coprifuoco”

Un passo in avanti, timidamente, e altri dieci indietro, con disarmante puntualità. E soprattutto senza alcuna fretta, nonostante la rabbiosa protesta, ormai diffusa in tutta Italia, di commercianti, ristoratori, partite Iva, imprenditori e chi più ne ha più ne metta. Un popolo intero stremato, chiuso in casa da oltre un anno, in attesa di aiuti economici promessi e mai arrivati, o puntualmente insufficienti. E costretto a fare i conti, ancora una volta, con le prese in giro del governo. Che, come sempre, ha mostrato sorrisi incoraggianti, esortato all’ottimismo. Salvo poi, però, prendere decisioni tutt’altro che rassicuranti.

Il governo non vuole cedere: "Nessun anticipo dell'orario del coprifuoco"

Il premier Draghi, uno che si è affrettato a confermare il ministro della Salute Roberto Speranza, sottolineando così fin da subito la sua volontà di proseguire con chiusure e restrizioni, ha infatti parlato di un’Italia che tornerà a vivere a partire dal 26 aprile, data fissata per un graduale ritorno a una vita con meno limiti. Ma ancora una volta, tra il dire e il fare dell’esecutivo c’è di mezzo un oceano. I “pass” per spostarsi tra le Regioni in fascia arancione o rossa non sono ancora pronti, con possibili soluzioni al vaglio come la possibilità di muoversi soltanto con apposito modulo che attesta la vaccinazione. E sul fronte coprifuoco le novità sono ancora più disarmanti.

Si era invocato a lungo, in queste settimane, un prolungamento dell’orario di rientro obbligato a casa: spostandolo a mezzanotte, infatti, si sarebbe permesso a bar, ristoranti, pub e pizzerie di lavorare anche a cena, così da provare a rialzare la testa dopo mesi di guadagni miseri. E invece, come rivelato dal Corriere della Sera, la cabina di regia del governo è orientata a mantenere le 22 come limite massimo per tutto il mese di maggio, impedendo così di offrire un servizio serale al tavolo, all’aperto, nel rispetto delle normative e dei distanziamenti. Nemmeno uno slittamento alle 23 sembra al momento possibile, anche se all’interno dello stesso governo non mancano voci contrarie.

Un passaggio, quello sul coprifuoco, che sarà al centro del confronto governo-Regioni delle prossime ore. E che rischia, però, di suonare come l’ennesima beffa a danno degli italiani, rimasti appesi in attesa di poter finalmente ricominciare a lavorare e vivere dignitosamente. Per quanto riguarda la possibilità di sedersi al tavolo al chiuso, invece, per ora non sembrano esserci segnali di riaperture prima del 15 maggio. Con Speranza che continua a predicare calma e il Cts a invocare minori allentamenti.

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