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Il crollo della produzione industriale italiana: numeri drammatici, mai così male dal 2009

In attesa dell’avvento dell’osannato Mario Draghi, dipinto ormai come il messia dalla stragrande maggioranza dei politici italiani e pronto a regalarci un governo ancora più servile nei confronti dei diktat della Troika, la conta dei danni della crisi economica lungo lo Stivale si fa sempre più drammatica. La produzione industriale, stando alle ultime rilevazione effettuate dall’Istat, è andata letteralmente a picco nel corso del 2020, crollando dell’11,4%: si tratta del peggior risultato dal 2009 a oggi. Una flessione estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie.

Il crollo della produzione industriale italiana: numeri drammatici, mai così male dal 2009

Secondo l’Istat, tra i settori più colpiti c’è il settore dell’auto, che ha fatto registrare un -13% nel corso dell’anno da poco concluso e che ha perso il 2,1% soltanto a dicembre. Nel complesso, la produzione industriale ha fatto registrare nell’ultimo mese del 2020 un calo dello 0,2% mensile e del 2% annuo. A novembre era diminuita dell’1,4% e del 4,2% su base annua. Nella media del quarto trimestre la flessione è dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.

Il crollo della produzione industriale italiana: numeri drammatici, mai così male dal 2009

Sempre in queste ore è arrivata anche la stima di Prometeia e Intesa Sanpaolo, secondo la quale l’industria manifatturiera italiana chiuderà il 2020 con un calo tendenziale del giro d’affari del 10,2%, pari a 132 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. L’Italia è tra i Paesi che più preoccupano in assoluto, tra quelli parte dell’Ue. In Germania nell’intero 2020 la produzione è crollata dell’8,5%, in Spagna del 9,4%.

Il crollo della produzione industriale italiana: numeri drammatici, mai così male dal 2009

Alla flessione, sempre secondo l’Istat, non si è accompagnata alcuna ripresa, stroncata sul nascere dalla seconda ondata di Covid: “Il progressivo recupero dopo il crollo di marzo e aprile ha subìto una battuta d’arresto nei mesi recenti, impedendo il ritorno ai livelli produttivi precedenti l’emergenza sanitaria: nella media del quarto trimestre l’indice destagionalizzato è, infatti, ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020”. L’indice mensile mostra a dicembre 2020 un aumento congiunturale sostenuto per l’energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1,0%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, per quelli di consumo (-0,3%).

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