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Il caso dell’ex capo della polizia silurato che getta ombre sul sindaco Sala

Pubblicato il 06/04/2021 12:14

L’ombra di collusioni inquietanti si è estesa sopra la giunta del sindaco di Milano Beppe Sala e sul capo della polizia municipale Marco Ciacci. Un caso che si è andato gonfiando col passare dei giorni e che ora vede il primo cittadino in una posizione più che difficile, con la sua ricandidatura che potrebbe essere persino a rischio dopo un servizio realizzato da Le Iene e firmato da Fabio Agnello. Un video di una mezz’oretta in cui l’ex capo della polizia locale del capoluogo lombardo accusa la Procura milanese di essersi mossa nell’ombra per silurarlo e favorire l’arrivo, al suo posto, di un uomo di fiducia.

Il caso dell'ex capo della polizia silurato che getta ombre sul sindaco Sala

Al centro della vicenda c’è Antonio Barbato, ex capo della polizia locale di Milano rimasto in carica fino al 2017, anno della sua rimozione. E che oggi accusa Procura, sindaco e giunta comunale, a guida Pd, di essersi accordati per farlo fuori così da sostituirlo con Marco Ciacci, ufficiale della polizia giudiziaria in carico alla Procura di Milano. Il tutto senza una previa ricognizione interna, come invece previsto da legge, e senza un concorso pubblico.

Secondo quanto evidenziato dal servizio de Le Iene, Ciacci sarebbe subentrato a Barbato grazie al lavoro coordinato di poteri giudiziari, assessore alla sicurezza e dello stesso sindaco Sala, tutti uniti nell’esercitare pressioni sulla vita professionale di Barbato per costringerlo a fare un passo indietro e dimettersi. Sfruttando un colloquio avuto da quest’ultimo con un sindacalista che si sarebbe poi rivelato legato ad ambiente mafiosi. La conversazione, però, non avrebbe avuto nulla a che vedere con vicende legate alla malavita organizzata.

Ai tempi anche un consigliere di Alleanza civica, Franco D’Alfonso, era finito nel mirino, finendo però poi completamente pulito. Quattro anni dopo il siluramento, Barbato ha così deciso di rendere pubblici i suoi sospetti di una manovra per farlo fuori: “C’era già un accordo. Io non sono mai stato accusato di nulla e sono stato sentito solo in qualità di testimone. Ma evidentemente c’era già un accordo” ha detto alle Iene l’ex comandate. “Perché – è la domanda sollevata da Le Iene – si è ricorsi a un’operazione così rischiosa, fatta sotto gli occhi dell’intera amministrazione comunale, cioè persone ben informate dei fatti e, soprattutto, fatta sacrificando un capo di Polizia Municipale apprezzato e di cui era nota a tutti la tempra, l’attaccamento alla divisa e le capacità professionali?”.

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