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Green pass per statali e aziende private: il governo Draghi non si ferma

Il governo tira dritto sul Green pass, deciso ad andare avanti ed estendere sempre più lo strumento, un ricatto di Stato per costringere gli italiani a vaccinarsi, senza eccezioni. Con Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle che ormai prendono per oro colato ogni parola che esce dalla bocca del premier Mario Draghi. E con la Lega di Matteo Salvini che, nonostante l’apparente strappo sul certificato verde con il voto contrario dei deputati della Commissione Affari sociali, è pronta a tornare in fretta all’ovile, seppellendo l’ascia di guerra prima ancora di averla dissotterrata.

Green pass per statali e aziende private: il governo Draghi non si ferma

Draghi ha preparato un discorso, che pronuncerà a breve, per richiamare tutti a un metodo condiviso, appellandosi al rispetto degli impegni assunti da parte di tutti i partiti che lo sostengono. E difendendo un Green pass per il quale, nel frattempo, si lavora già a possibili estensioni. A partire dalla pubblica amministrazione, con provvedimento previsto entro la prima metà di settembre. E successivamente anche alle aziende private.

Draghi insisterà sulla necessità di vaccinarsi tutti e subito, presentando ancora una volta agli occhi degli italiani i vaccini come unica possibile arma per sconfiggere il Covid. Ignorando, ancora una volta, gli allarmi provenienti da tutto il mondo (Israele e Regno Unito su tutti) rigurardo la reale efficacia dei farmaci. E con l’obiettivo fissato dell’80% dei vaccinati, da raggiungere il prima possibile. Per farlo, il premier e i suoi fedelissimi hanno pronte due mosse: estensione ai dipendenti pubblici, con provvedimento in arrivo entro metà settembre e operativo dal 1 ottobre, e poi passaporto vaccinale anche per il settore privato.

Scontato l’appoggio di Forza Italia, Pd, Italia Viva e Movimento Cinque Stelle. Ma in realtà anche la Lega, alla fine, farà la sua parte. L’apparente strappo sul Green pass ha subito scatenato una frattura interna, con l’ala “governista” vicina a Giorgetti e Zaia notevolmente irritata. E con lo stesso Salvini che, stando a quanto riportato da Repubblica, ha spiegato di essersi limitato a una ripicca dopo le dimissioni forzate di Durigon. Il Carroccio, in ogni caso, non farà mancare il suo appoggio definitivo al momento del voto in Parlamento. Tutti insieme, tutti concordi nell’insistere lungo la strada del ricatto permanente a danno degli italiani.

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