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Gas, la lettera segreta di Gazprom che mette nei guai l’Europa. “Misure drastiche” in vista

Pubblicato il 18/07/2022 22:16

Brutte notizie dal fronte del gas e, di conseguenza, su quello dei rincari. Gazprom avrebbe riferito di non poter più garantire le forniture di gas ai suoi clienti europei, a causa di circostanze “straordinarie” non meglio specificate. Questo provocherebbe una serie di reazioni a catena, a partire dall’aumento generalizzato dei costi, all’ulteriore crescita della spinta inflattiva, nonché ad un perverso sistema di “solidarietà” europeo che potrebbe innescare un’ulteriore mazzata per l’Italia. Se come sembra, Putin dovesse decidere di chiudere ancora i rubinetti dei suoi gasdotti, l’Italia potrebbe essere costretta a fornire parte delle sue riserve alla Germania, lo Stato in questo momento più in difficoltà di tutti.
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Il caso del Nord Stream 1

Come riporta il blog di Nicola Porro, tutto partirebbe da una lettera, datata 14 luglio, in cui Gazprom esplicitava di dover ridurre i flussi per “cause di forza maggiore”. Quasi certamente un modo elegante per tagliare le forniture senza dover pagare penali. Uniper, il più grande importatore tedesco di gas russo, sarebbe stato il destinatario della missiva. La società, dal canto suo, sostiene di aver respinto la richiesta in quanto ritenuta “ingiustificata”. Secondo Reuters, le cause di forza maggiore riguarderebbero il gasdotto Nord Stream 1, ovvero il collegamento principale che porta il gas russo in Europa. Lo stesso Nord Stream 1 è già stato bloccato dall’11 di luglio per lavori di manutenzione annuale, causando un netto rialzo dei prezzi. L’ormai celeberrima “turbina del Canada” che serviva a ripristinare il funzionamento del gasdotto è stata spedita ieri, ma sono in molti a chiedersi se giovedì ( data prevista per la riapertura del Nord Stream 1) i russi decideranno davvero di ripristinare il 100% dei flussi.
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I tagli del gas sono una scelta politica

Stando al ministero dell’Economica tedesco, però, la turbina in questione in teoria doveva servire solo per una manutenzione programmata a settembre. Dunque il sospetto che Gazprom l’abbia utilizzata come mera scusante per il blocco delle forniture è più di un’ipotesi. “Le forniture di gas tramite il NS1 potrebbero non riprendere al termine della manutenzione di 10 giorni”, ha detto alla Reuters Hans van Cleef, economista senior dell’energia presso ABN Amro. “A seconda di quali circostanze ‘straordinarie’ hanno in mente per dichiarare la forza maggiore, e se queste questioni sono tecniche o più politiche, potrebbe significare il prossimo passo nell’escalation tra Russia ed Europa/Germania”.
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Il suicidio dell’UE e dell’Italia

Nel frattempo al Cremlino si stappano le bottiglie buone. Con buona pace dei Paesi sanzionatori europei, infatti, pare che nei primi sei mesi del 2022 la Russia abbia incassato una cifra vicina ai 115 miliardi di dollari dalla vendita di petrolio e gas. Al cambio attuale, sarebbe il corrispondente di circa 6,4 trilioni di rubli, e se si pensa che il bilancio di Mosca prevedeva di incassarne per tutto l’anno solo 9,5 trilioni, si capiscono bene i motivi di tanta voglia di festeggiare. Dall’inizio dell’invasione in Ucraina, infatti, la Russia ha incassato dal gas più di quanto si aspettava in assenza di sanzioni. Se consideriamo l’annessa crisi economica causata dall’impennata dei prezzi legati a carburante ed energia in atto in UE e, in particolar modo, in Italia, non c’è bisogno di evidenziare quanto la gestione della questione Ucraina da parte dei governi nazionali in primis, e dell’Unione Europea poi, assuma sempre di più le sembianze di un vero e proprio sudicio. Un po’ come per la pandemia, insomma.
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Misure drastiche sul gas in arrivo

In tutto questo disastro, non ci si può dimenticare del fatto che a breve l’Europa doverà fare i conti con l’inverno. E come pensa di organizzarsi in tal senso? Come riporta nicolaporro.it, a La Ripartenza il ministro Cingolani ha rassicurato: «Il riempimento dei nostri depositi procede bene e se mai Mosca dovesse chiudere del tutto i rubinetti, non dovrebbero esserci misure drastiche con l’arrivo del freddo». D’altro lato oggi Draghi e i ministri sono a Algeri per firmare nuovi accordi di fornitura. E a Baku l’Ue sta facendo lo stesso con l’Azerbaijan. Peccato che il capo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, abbia invitato proprio oggi i Paesi membri dell’UE ad adottare misure immediate, al fine di ridurre i consumi già dall’estate. Secondo i dati, gli Stati membri dovrebbero tagliare il loro consumo di 12 miliardi di metri cubi totali per incrementare gli stoccaggi e, senza queste “riduzioni preventive”, – scrive l’Aie – l’UE “si troverà in una posizione estremamente vulnerabile e potrebbe dover affrontare tagli molto più drastici in seguito”. La situazione dunque, checché ne dica Cingolani, è gravissima.

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