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Dopo 114 anni di attività, un’altra azienda italiana chiude. Operai lasciati a casa

Un altro pezzo della filiera produttiva italiana che ha fatto la storia, viene demolito così… La Gianetti Ruote, azienda che produce cerchioni nel settore dei veicoli pesanti, tra cui Iveco e Harley-Davidson, e leader nel mondo, dopo oltre un secolo di attività, chiude lo stabilimento di Ceriano Laghetto in Brianza. (Continua dopo la foto)

Oltre a essere calpestato uno degli orgogli di cui l’Italia poteva vantarsi, la storia e il know how aziendali, adesso si ritrovano senza lavoro 152 operai. “Una decisione, come riporta Monza Today, comunicata ai dipendenti tramite una mail, inviata sabato al termine del turno di lavoro e che ha provocato l’immediata reazione dei sindacati. Già nel weekend, infatti, è iniziato il presidio fuori dai cancelli della Gianetti Fad Wheels”, si legge tra le righe di Tg24.sky.it.

Dalla Fiom Cgil Monza e Brianza fanno sapere che si tratta di “una notizia arrivata a ciel sereno mentre i lavoratori avevano appena terminato il lavoro straordinario del sabato”. Poi aggiungono: “Decisione scellerata che riteniamo del tutto sbagliata e priva di ogni fondamento. Abbiamo chiesto un incontro alla società e abbiamo chiesto un incontro anche alla Regione Lombardia”.

“Il private equity Quantum prometteva il rilancio dell’attività. Invece lascia a casa i 152 dipendenti”, si legge su Repubblica. Il Quantum Capital Partners è un fondo tedesco che dal 2018 controlla lo storico gruppo di cerchi per auto di Ceriano Laghetto. (Continua dopo la foto)

Pensate, dopo più di 100 anni (114 per la precisione), arriva nel 2018 il fondo tedesco e in men che non si dica cancella così un secolo di produzione. Per di più a molti non è chiaro il motivo per il quale sia stata presa tale decisione. Il Fatto Quotidiano riporta infatti che è “difficile trovare ragioni industriali che giustifichino una decisione così drastica per un’azienda che rifornisce, tra gli altri, anche Mercedes e Volvo”.

Pietro Occhiuto della Fiom Cgil Brianza a Ilfattoquotidiano.it. spiega: “I risultati aziendali non erano certo tali da giustificare una decisione di questo tipo, che non prevede neppure un tentativo di vendita o lo spostamento dell’attività nell’altro sito del gruppo a Brescia. L’intenzione è quella di chiudere e basta“.

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