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“Mio figlio è morto dopo il vaccino, il giudice non vuole indagare”. La disperazione di Doina nel film Invisibili (VIDEO)

Pubblicato il 17/04/2023 12:32

Un documentario che è stato vittima di veri e propri tentativi di boicottaggio. E che però alla fine, per fortuna, è riuscito a raggiungere gli spettatori, dando voce a tante persone costrette a soffrire lontano dai riflettori, senza che lo Stato cerchi di dar loro una mano. Tante le testimonianze raccolte in ogni Regione d’Italia da Invisibili, realizzato dal regista Paolo Cassina in collaborazione con Alessandro Amori e Nicola Bottos e che raccoglie le testimonianze dei danneggiati da vaccino. Tra queste, quella di Doina Marchetti: suo figlio, Runa Cody, è venuto a mancare improvvisamente il 31 dicembre 2021, un mese dopo essersi sottoposto all’inoculazione. (Continua a leggere dopo la foto)
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Come ricostruito dalla testata Byoblu, la donna ha iniziato fin da subito a sospettare che potesse esserci un collegamento tra quanto accaduto a suo figlio e la somministrazione dei farmaci anti-Covid. Affrontando il dolore di un’autopsia per cercare di capire cosa fosse davvero successo al ragazzo, visto che già nel 2021 Aifa ed Ema avevano lanciato i primi allarmi sul rischio di pericarditi e miocarditi a seguito dell’inoculazione. (Continua a leggere dopo la foto)

doina invisibili

Dopo 9 mesi di attesa, Doina Marchetti ha potuto finalmente ottenere i risultati: “Pericardite acuta, con inizio di miocardite”. Proprio i sintomi di cui tutto il mondo aveva iniziato a parlare in relazione agli effetti collaterali dei vaccini. Nonostante questo, però, il giudice di Civitavecchia che aveva in carico il fascicolo del caso ha deciso di archiviare il processo, senza nemmeno che la vicenda arrivasse in tribunale. Trovate qui il video completo dell’intervento della donna.(Continua a leggere dopo la foto)

“Al momento della somministrazione e anche attualmente – ha spiegato la donna durante la proiezione – la letteratura scientifica in materia era estremamente scarsa o assente, e la situazione pandemica era di assoluta gravità. Sicché, non sarebbe neanche ipotizzabile la responsabilità di alcuno sul piano soggettivo”.

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