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Uccise la fidanzata con 57 coltellate, scarcerato dopo soli 6 anni: la decisione che ha scatenato rabbia e polemiche

Pubblicato il 10/11/2023 14:19

Aveva ucciso la fidanzata durante una vacanza, a seguito di una lite scoppiata per banali motivi. Finendo condannato per 30 anni di carcere dopo aver confessato l’omicidio. Ora però è stata disposta la scarcerazione nei confronti di Dimitri Fricano, responsabile dell’omicidio di Erika Preti: l’11 giugno 2017, l’uomo l’aveva colpita con ben 57 coltellate mentre i due si trovavano a San Teodoro, in Sardegna. La decisione dei giudici ha fatto in poche ore il giro dei social, scatenando la reazione rabbiosa di tanti utenti che hanno commentato con parole di fuoco quanto accaduto. (Continua a leggere dopo la foto)
“Condannato senza prove”. In carcere 3 anni per omicidio volontario, poi il colpo di scena: una storia assurda

dimitri fricano scarcerato erika preti

Come spiegato da Repubblica, nel 2017 Dimitri Fricano aveva ucciso a Erika Preti a seguito di una banale lite esplosa perché l’uomo aveva fatto cadere delle briciole mentre mangiava. Inizialmente aveva tentato di mascherare l’accaduto, inventandosi una rapina finita male, poi aveva confessato, finendo condannato a 30 anni di carcere per omicidio. (Continua a leggere dopo la foto)

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Fricano ha scontato al momento 6 anni di carcere al Lorusso Cotugno di Torino, ma il tribunale di sorveglianza ha disposto la sua scarcerazione per continuare a scontare la pena ai domiciliari a Biella. Gli avvocati Alessandra Guarini e Roberto Onida hanno spiegato a La Repubblica che “i giudici hanno stabilito che debba essere curato”, non ritenendo compatibile il regime carcerario con la condizione di Fricano, obeso, gran fumatore e quindi a serio rischio di complicanze cardiache. (Continua a leggere dopo la foto)

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Il tribunale avrebbe inoltre spiegato che Fricano “soffrirebbe di sindrome ansiosa depressiva borderline narcisistica e avrebbe un deficit cognitivo, causato da un’encefalite che lo ha colpito negli anni ’90”. Quando è entrato in carcere pesava 120 chili, ora è arrivato a 200 chili, e come spiegato dai giudici “il detenuto non può camminare se non non le stampelle e non può uscire dalla sua cella perché in carrozzina non riesce a spostarsi”. Non potrebbe quindi fare alcuna attività fisica, cosa che rappresenta un “pericolo di vita legato al rischio cardiovascolare”.

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