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“Danni superiori ai benefici”. 7 super-ricercatori Usa terremotano “la verità” sul covid

Pubblicato il 25/06/2022 12:14

I benefici superano i rischi. Lo abbiamo sentito ripetere tante volte, nel corso degli ultimi anni, da parte di questo o quel santone del piccolo schermo schierato a difesa di governi (Conte prima, Draghi poi) capaci di contrastare il Covid soltanto con restrizioni per la popolazione e un obbligo vaccinale esteso via via a tutta la popolazione. E a chi provava a far sentire una voce diversa, mettendo in guardia dai rischi relativi all’inoculazione di farmaci immessi nel mercato in fretta e furia e pagati a peso d’oro dai vari Stati, veniva appunto risposto: “I benefici superano di gran lunga i rischi”. Proprio in questi giorni, però, uno studio americano ha gettato una luce decisamente diversa sui vaccini.

La ricerca, non ancora sottoposta a revisione paritaria, è stata portata avanti da sette studiosi americani, tra i quali il dottor Peter Doshi dell’Università del Maryland, noto in passato per aver richiesto più volte alle case farmaceutiche di pubblicare i dati grezzi relativi alle sperimentazioni sui farmaci anti-Covid. Gli autori dell’analisi hanno sottoposto a una stretta osservazione i risultati della fase tre dei trial randomizzati di Pfizer e Moderna, con l’obiettivo di esaminare la reale frequenza degli eventi avversi. Focalizzando l’attenzione, si badi bene, non a sintomi di poco conto, come una piccola febbre, ma ai casi di conseguene potenzialmente molto gravi per la salute.

Come riportato dalla Verità, che ha citato testualmente i risultati della ricerca, è emerso che “l’eccesso di rischio di eventi avversi gravi di speciale interesse ha oltrepassato la riduzione del rischio di ricovero per Covid-19, rispetto al gruppo placebo, sia nei trial di Moderna che in quelli di Pfizer”. In sostanza, dunque, con l’avvento di nuove varianti meno pericolose risulta oggi più rischioso sottoporsi al vaccino che esporsi al virus in maniera naturale.

Per quanto riguarda il vaccino Pfizer, si sono verificati 27,7 eventi avversi gravi ogni 10 mila vaccinati, contro i 17,6 ogni 10 mila del gruppo placebo. In termini percentuali, il rischio è risultato maggiore del 57%. Nel caso di Moderna, invece, gli incidenti sono stati 57,3 ogni 10 mila volontari sottoposti a puntura, contro i 42,2 del gruppo placebo. L’incremento di rischio è stato in questo caso del 36%. Complessivamente, “si ottiene un allarmante 43% di probabilità in più di incappare in effetti collaterali potenzialmente fatali o invalidanti”. Un dato non proprio in linea con i tentativi di rassicurare la popolazione fatti, nei mesi, dagli scienziati-santoni del piccolo schermo.

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