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Dal Covid alla crisi energetica, “l’arma definitiva” per il controllo. Saranno tempi “bui”

Pubblicato il 14/09/2022 20:10

Dopo che la von Der Leyen ha usato più volte l’espressione «appiattire la curva» a proposito dei consumi di gas e luce, sembra che le autorità europee ora si facciamo molti meno problemi nel parlare apertamente di “lockdown energetico”. Questo secondo capitolo delle chiusure forzate mostra alcune analogie ed alcune diversità con il primo. Le espone La Verità, in un articolo pubblicato oggi.
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Come successo con il Covid, anche questa volta la causa scatenante della crisi energetica non è chiara ed incontrovertibile: ancora oggi si discute sull’origine del virus, ed anche per la crisi energetica non c’è una causa prima ben definita. La guerra in Ucraina sicuramente è stata la “benzina sul fuoco” ma i prezzi avevano già iniziato a lievitare già qualche 7mese prima. Inoltre, la Russia continua a vendere il gas allo stesso prezzo, tanto è vero che l’Ungheria ha fatto un accordo separato per comprarlo direttamente da Mosca, senza passare per la Borsa di Amsterdam. E’ proprio la casa della speculazione olandese, infatti, ad essere la vera generatrice del caos energetico, unitamente all’abominio dell’aver correlato i costi delle materie prime del TTF (Title Transfert Facility), facendo sì che la disponibilità delle materie prime necessarie alla sostentamento delle nazioni venisse subordinata alla speculazione finanziaria internazionale.
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Esattamente come per il Covid, dunque, il problema sarebbe la speculazione, paragonabile alla libera circolazione del virus, alla quale occorre porre rimedio chiudendo i rubinetti delle case e chiudendo le aziende «per un po’» – come ha detto il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck -, applicando il «distanziamento sociale» ai nostri consumi quotidiani. Come col Covid, le misure studiate dagli “esperti” per superare il problema sono le stesse a causare i maggiori danni collaterali, e come successo durante il duro periodo più nero della pandemia, si additano come “complottisti” coloro i quali si pongono qualche logica domanda. Iniziamo addirittura ad avere qualche limpida occasione di vedere improbabili esperti televisivi spiegare come il freddo possa addirittura giovare alla nostra salute, mentre si deve ancora arrivare al punto di sentir chiamare “no watts” quelli che si opporranno, dandogli la colpa del fatto che se le misure non funzionano è perché costoro usano troppo gas dalle sette alle otto.
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Ma ci sono anche delle nette diversità tra il lockdown da Covid ed il lockdown energetico. Per citare La Verità, “il controllo biopolitico sulla vita delle persone si fa meno odioso, meno discriminante, meno irrazionale ma più impersonale ed inesorabile”. Dunque, a fronte di un vaccino obbligatorio che si poteva comunque non fare in cambio del proprio lavoro, della propria vita sociale e della propria dignità, un eventuale “lockdown energetico”, motivato questa volta dall’ineluttabilità di una guerra causata e sostenuta dalle élite, non lascia alcuna possibilità di scelta: se si useranno troppa luce e gas semplicemente cesserà l’erogazione o diminuirà nei modi e nei tempi stabiliti dall’autorità.
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Il merito (o la colpa) di questo inevitabile destino è da attribuire ai «contatori intelligenti». Starà ai singoli cittadini organizzare le loro nuove vite austere nei limiti di ciò che lo Stato concederà loro. Se col Covid la minaccia era di perdere il lavoro e di essere espulsi dalla società civile, in questo caso il distacco di luce e gas farà sì che buona parte degli italiani si trovino a fare la vita dei senzatetto. Il fatto che anche questo scenario sia stato largamente anticipato in tempi non sospetti dalle speculazioni dei soliti “complottisti”, è senza alcun dubbio il banale frutto di una fortuna sfacciata. Oppure no?

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