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Crollo del ponte Morandi, scandalo senza fine

Pubblicato il 30/05/2023 20:17

di Marco Martini Italexit per l’Italia con Paragone – Genova

Hanno fatto scalpore le affermazioni di Gianni Mion, ex amministratore delegato di Edizione (holding della famiglia Benetton di cui fa parte Atlantia). Lunedì scorso, durante l’udienza del processo per il disastro del Ponte Morandi, l’ex ad ha dichiarato di essere a conoscenza già dal 2010 del rischio di un crollo a causa di un difetto di progettazione. Mion ha anche detto che le verifiche di sicurezza erano autocertificate da Autostrade per l’Italia e di essersene “preoccupato”. Senza però dire nulla a chi di dovere, ossia al concedente, il Ministero delle Infrastrutture. (continua a leggere dopo la foto)

Incalzato dai giornalisti, Mion ha parzialmente corretto il tiro. Ha detto di essere stato a conoscenza di una “anomalia di progettazione” e non del rischio crollo. Fatto sta che l’accertamento del silenzio dei dirigenti del concessionario di fronte a questi pericoli ben noti è un ulteriore smacco alle famiglie delle vittime e all’intera cittadinanza genovese. La quale, dopo la fase della rabbia seguita alla tragedia avvenuta nell’agosto 2018, ha virato su un approccio più freddo e vigile su quanto sta emergendo dagli atti processuali. Il processo, cominciato circa un anno fa, procede a passo lento, lontano dai riflettori. Inizialmente si stimava in un paio d’anni la durata presunta per la conclusione del procedimento. Un tempo che considerava la mole di parti civili e imputati coinvolti e loro rilevanza.

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C’è da augurarsi che, di fronte alle evidenze processuali, la giustizia italiana concluda almeno il primo grado in tempistiche accettabili. E con una sentenza giusta e capace di fare chiarezza sulla vicenda. Che, alla luce delle nuove rivelazioni, delinea un quadro sempre più squallido. Un quadro che coinvolge concessionari e concedenti, in un triste teatro di omissioni, errori e comportamenti irresponsabili. La concessione di un’infrastruttura come la rete autostradale a un gruppo privato – che per sua natura persegue in primo luogo il profitto – a seguito delle dichiarazioni di Mion si dimostra sempre di più una sciagura per l’intera comunità. L’ennesimo guasto di un sistema economico dominante che ignora il buon senso e la ricerca del bene comune.