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Con la fiducia sul decreto Coni Draghi comprime il dissenso

di Gianluigi Paragone.

Ieri il governo ha posto la fiducia su un decreto non particolarmente ostico da gestire, il decreto sul funzionamento del Coni. Un voto finito con la vittoria plebiscitaria dei sì (214 contro 32 no) e con una lezione di fondo: al governo piace vincere facile, tanto facile che a questo punto vale la pena domandarsi se abbia o meno un senso giocare le partite.

Con una maggioranza tanto larga, aver posto la fiducia onde evitare la fatica parlamentare di trovare il punto di equilibrio tra gli emendamenti (alcuni dei quali della stessa maggioranza) appare un gesto non più solamente irrispettoso verso l’equilibrio istituzionale ma di una precisa volontà politica: comprimere il dissenso. Non permettere di giocare la partita. Altro che spirito olimpico citato in aula, altro che De Coubertin: nessuna variabile avversa al risultato certo deve potersi realizzare.

Questo è ormai palese in parlamento dove le nuove opposizioni – quelle nate sul dissenso a Draghi o sul disfacimento dei Cinquestelle – sono imbrigliate da regolamenti a maglie strettissime, impedendo così il riconoscimento di componenti parlamentari con un minimo di senso politico rispetto al gruppone che sta sotto le multiformi insegne del gruppo Misto. A queste nuove formazioni dissidenti non viene riconosciuta una identità parlamentare né uno spazio politico di manovra.

Fuori dal campo parlamentare di gioco c’è poi il dissenso nel paese reale, un paese che sta subendo e su cui si abbattono dpcm, chiusure, assenza di liquidità e pure sanzioni di varia natura: ebbene a questo pezzo importante di Paese viene morsicato giorno dopo giorno un tocco di libertà, viene sottratto quel po’ di ossigeno necessario per stare in piedi. Il giorno prima del decreto Coni i gestori delle palestre si erano ritrovati in piazza del Popolo a manifestare, a denunciare l’assurdità della situazione di invisibilità cui sono costretti. E senza nemmeno un ministro con piena delega con cui parlare, perché dopo l’incompetente Spadafora Draghi ha scelto di non occupare la casella Sport.

Ebbene, ero in piazza con loro: qualcuno mi aveva raccontato degli affitti, delle bollette (i motori delle piscine sono funzionanti a prescindere dai corsi) o l’ammortamento delle macchine fitness presi in prestito. O della cassa integrazione mai arrivata.

Poi c’erano coloro che – con la copertura di di chi ieri all’opposizione e oggi al governo – si erano ribellati e avevano aperto; oggi costoro hanno multe da pagare e si trovano soli. Una bella sanatoria di queste multe sarebbe il minimo: tanto quei soldi lo Stato non lui incasserà mai. Ma restano le rogne. Che spesso sono persino peggio dell’obolo.

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