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Cingolani, il ministro per la Transizione Ecologica con la passione per il nucleare

Tra gaffe, promesse tradite, grossolani errori politici e uno scollamento ormai totale con il proprio elettorato (o almeno, quello rimasto), succede anche che il Movimento Cinque Stelle si ritrovi a fare i conti con un ministro teoricamente “verde” e invece improvvisamente rivelatosi sostenitore del nucleare o quasi. Mettendo nuovamente in imbarazzo Grillo & co., che pure avevano posto a Draghi, come conditio sine qua non per il sostegno al governo, un nome gradito proprio in quella casella, alla Transizione Ecologica.

Cingolani, il ministro per la Transizione Ecologica con la passione per il nucleare

I grillini volevano inizialmente Sergio Costa, alla fine avevano accettato il nome di Sergio Cingolani, festeggiando comunque il risultato raggiunto. Peccato che il neo ministro non ci abbia messo molto a deviare in maniera nettissima dalle posizioni ecologiste del Movimento, arrivando a farsi ospitare dai renziani di Italia Viva per dichiarare pubblicamente: “Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di ambientalisti oltranzisti, ideologici: loro sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati, sono parte del problema”. Conte e Grillo, abbiamo un problema.

Non bastasse, Cingolani ha anche aperto al “nucleare di quarta generazione”, argomento che per i Cinque Stelle era stato sempre un tabù. Passaggio ignorato dai vertici del Movimento, chiaramente imbarazzati, ma subito arrivato alle orecchie dei militanti, indignati, che si sono scatenati con commenti al vetriolo in rete. Alla fine Conte ha provato a farsi avanti, limitandosi però a parlare di una “richiesta di chiarimenti” nei confronti del ministro dopo le frasi incriminate.

L’ennesimo disastro, insomma, dopo il via libera al Green pass arrivato dopo posizioni iniziali ben diverse o la demolizione della riforma della Giustizia targata Alfonso Bonafede. Alla fine, però, tutto come sempre farà brodo. Perché di rospi, i grillini, sono capaci di ingoiarne a volontà. Purché in cambio, però, non si manifesti all’orizzonte il peggiore degli incubi: il ritorno al voto.

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