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“Lockdown, ecco come censuravano i social”. Lo scoop del Telegraph: “Cosa è successo durante la pandemia”

Pubblicato il 05/06/2023 15:19 - Aggiornato il 19/06/2023 14:03

Una censura metodica, portata avanti anche con l’aiuto di un’unità governativa impegnata a limitare le discussioni sui social che riguardavano le misure restrittive adottate dai governi. La rivelazione choc è stata fatta in queste ore dal Telegraph, quotidiano inglese che ha rivelato come nel bel mezzo della pandemia sarebbe stata creata la CDU (unità contro la disinformazione): un organismo nato per bloccare i contenuti di chi, attraverso i propri post, metteva in discussione alcune scelte dei governi del Regno Unito, come la vaccinazione di massa imposta anche ai minori. I messaggi considerati “indesiderati” venivano così puntualmente rimossi, seguendo un copione in realtà non nuovo: in America, nei mesi scorsi Twitter aveva rilasciato informazioni simili sull’operato del governo americano. (Continua a leggere dopo la foto)
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Per rafforzare il controllo, sempre stando alle rivelazioni del Telegraph, sarebbe stata impiegata anche un’intelligenza artificale, sfruttata per setacciare al meglio il vasto mare dei social e aiutare i funzionari a trovare (e censurare) i contenuti considerati più scomodi. Una notizia che ha scatenato, ovviamente, forti polemiche oltre la Manica, con accuse di “vera e propria dittatura”. (Continua a leggere dopo la foto)

Tra le personalità che sarebbero state monitorate durante la pandemia, stando alla testata inglese, ci sarebbero per esempio il professor Carl Heneghan , epidemiologo di Oxford che aveva dato dei consigli a Boris Johnson, e il dottor Alexandre de Figueiredo, ricercatore presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM). Anche Molly Kinglsey, leader di una campagna per tenere aperte le scuole durante la pandemia, sarebbe finita sotto osservazione. (Continua a leggere dopo la foto)

Il meccanismo, insomma, sarebbe stato il seguente: chi esprimeva opinioni contrarie alle politiche del governo in maniera insistita veniva monitorato e i suoi post segnalati. In alcuni casi, stando al Telegraph, sarebbe poi scattata la vera e propria censura social, con Facebook e Twitter a limitare la libertà degli utenti considerati più “pericolosi”.

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