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Casa degli orrori a Torino, la testimonianza choc della studentessa. “Cosa facevo per una dose”.

Pubblicato il 07/03/2024 13:28 - Aggiornato il 07/03/2024 13:34

Suscita disgusto e preoccupazione ciò che continua a emergere dall’inchiesta torinese sui “festini dell’orrore”. Incontri a base di sesso e droga in cui erano coinvolte ragazze, anche giovanissime, tossicodipendenti e consumatrici di crack. Una piaga di portata spaventosa, che ci spinge a chiederci se questo sia l’unico caso, o se altri simili rimangano tuttora nascosti. Assume perciò particolare rilevanza la testimonianza diretta di una (ex) studentessa di psicologia torinese che, accompagnata in Tribunale dai carabinieri, ha rilasciato dichiarazioni che ci permettono di comprendere il degrado e la mercificazione a cui erano sottoposte le vittime di questo traffico. Uno sguardo nell’orrore facilitato anche dall’estrema franchezza della ragazza. Apparsa molto provata ha parlato a fatica, biascicando. Ma nonostante ciò è stata molto chiara. (continua dopo la foto)

“Studiavo psicologia e per pagarmi il crack mi prostituivo”, confessa la studentessa. Facevo uso di stupefacenti e lo faccio anche adesso. Li assumo ancora. Il crack è così. Pensi solo a quello. Se mi dicevano fai quello, io per il crack facevo quello. Anche per 5 Euro”. Difficile immaginare che la deriva di una giovane vita porti una ragazza normale, una studentessa di psicologia, a umiliarsi in questo modo. Ma come lei stessa ha detto, una droga come il crack devasta la psiche di chi la assume. Eppure è stata lei, due anni fa, in uno scatto d’orgoglio o di disperazione, a denuciare il “giro” torinese. “Non mi piace prostituirmi”, ha detto la giovane. “Non mi piace l’atto sessuale, ma quando fumo crack ne voglio sempre di più. E se non ne ho, se non me lo danno subito, perdo l’embolo. Per questo lo faccio. A quelle feste ci sarei andata comunque, perché per il crack faccio qualsiasi cosa”. Ma come funzionavano i “festini dell’orrore”? E’ la stessa ragazza a rivelarlo. (continua dopo la foto)

“Era Monique (un transessuale che organizzava il giro, ndr) a invitarmi alle feste dove mi offrivano da fumare, e io andavo. Dei clienti, alcuni andavano con lui o con me. Altri fumavano e basta”. Un via vai di gente alla ricerca di droga o di sesso. “I clienti chiamavano, venivano e avevano rapporti con tutti, Monique, o io, o altre. Pagavano il crack e basta”. E lei, come ha ribadito più volte, pensava solo alla droga. E per la droga faceva tutto quello che le veniva chiesto, in un’atmosfera infernale fatta di sconvolgimento, puzza, fumo e odore di corpi mischiati. Quando le hanno chiesto del suo ex fidanzato, la ragazza ha risposto che “dire che si sta insieme quando si usa il crack fa ridere. Stai insieme finché finisce il pezzettino. Quando finisce, io non ti conosco e vado da un’altra parte”. L’ex studentessa, dipendente dalla sostanza fin dal 2017, ha rivelato anche di aver iniziato un percorso di disintossicazione. E in mezzo a tanto orrore, le auguriamo con tutto il cuore di farcela. Per voltare pagina e tornare a vivere. Lontano dalla casa degli orrori.

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