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“Il business dei diritti Lgbtq”. L’accusa di Report a due deputati del Pd

Pubblicato il 11/12/2023 12:18 - Aggiornato il 11/12/2023 12:21

Due deputati del Pd finiti nel mirino di Report, il programma condotto su Rai 3 da Sigfrido Ranucci. Con accuse pesanti. Nello specifico, per Alessandro Zan quella di aver dato via a una società privata per gestire il Pride di Padova, e per Michela Di Biase di essere, tramite un’altra azienda, al centro di consulenze agli enti per la certificazione della parità di genere. La trasmissione, bene chiarirlo, non ha contestato nessuna violazione della legge ai due. Ma ha sollevato problemi di opportunità politiche e conflitto di interesse. Un caso che sta facendo molto discutere anche gli utenti sui social. (Continua a leggere dopo la foto)
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Ognuno dei due deputati ha fondato, come ricostruito dal Corriere della Sera, la propria società sui temi che sono di interesse prioritario della propria attività politica. I diritti Lgbt per Alessandro Zan. La parità di genere per Michela Di Biase. “Con la sua “Be proud srl” Alessandro Zan organizza a Padova il festival lgbt più importante d’Italia, tre mesi di festeggiamenti e attività per promuovere, appunto, i diritti lgbt”. (Continua a leggere dopo la foto)

business diritti lgbtq

Oltre un milione di euro, sempre secondo il Corriere, il fatturato della società nel 2022 di cui Zan è amministratore unico, come regolarmente denunciato nei registri di Montecitorio. Report ha avvicinato proprio il deputato Pd in un servizio realizzato da Lorenzo Vendemiale: “Due domande sul Festival. Avete messo su un bell’evento sponsor, concerti, anche birra, pizza… ma si può dire che questo è a tutti gli effetti un evento commerciale”. (Continua a leggere dopo la foto)

Risposta di Zan: “No, no, è un evento dove tutto quello che viene guadagnato viene riversato nell’iniziativa e dunque non c’è nessun tipo di guadagno”. A Michela Di Biase è stato contestato di aver messo in piedi una società per la consulenza della certificazione della parità di genere, in anticipo rispetto alle altre, la “Obiettivo 5”. Report ha ipotizzato che questo sia avvenuto grazie alle sue entrature politiche, lei che è la moglie di Dario Franceschini, all’epoca ministro del Pd. Di Biase ha però negato categoricamente.

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