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Ora Draghi svende anche i capolavori (digitali) dell’Italia: così rischiamo di perdere il nostro patrimonio

Se guardando le prime pagine dei giornali in questi giorni avete sentito parlare del rischio che il nostro Paese “svenda” (termine particolarmente caro a Mario Draghi) le proprie opere d’arte, sappiate che non avete avuto allucinazioni. Anzi. Purtroppo il rischio esiste davvero, con tanto di servizio delle Iene dedicato al caso e un articolo firmato da Giuliano Foschini e pubblicato su Repubblica in cui si parla della possibilità che il ministero dei Beni culturali perda di colpo “la gestione, il controllo e lo sfruttamento delle immagini digitali di alcune delle nostre opere più importanti”.

A conferma di quanto concreto sia il pericolo, il direttore generale dei Musei Massimo Osanna ha firmato una circolare con cui viene bloccato il contratto stipulato con una società milanese, che ha messo in vendita i Canaletto, un Tiziano e persino un Leonardo esposto agli Uffizi. Com’è possibile tutto questo? Presto detto. Al centro della vicenda c’è il mercato degli Nft, “not fungible token”, opere d’arte digitali che vengono rese uniche attraverso la registrazione in un albo pubblico, la “blockchain”. Ogni opera può avere una sola controparte digitale che può essere immessa sul mercato, pronta per essere venduta al miglior offerente.

La società Cinello, forte di un brevetto in materia, ha proposto l’operazione ai musei italiani: realizzare una copia digitale delle opere più famose del nostro Paese, riprodurla su un monitor ad alta definizione, incorniciarla come fosse un reale quadro e venderla a ricchi collezionisti. Il ricavato andrebbe poi diviso tra la stessa Cinello e il museo di appartenenza, 50 e 50. A lanciarsi nel business sono stati per primi gli Uffizi che, come rivelato dalle Iene, si sono accordati per 40 opere tra le più famose. Il primo a essere venduto è stato il Tondo Doni di Michelangelo, per 240 mila euro.

Tutto questo solleva una questione non banale: di chi sono ora i diritti legali dell’opera? Non si corre il rischio di perdere il controllo del nostro patrimonio? Gli Uffizi hanno assicurato che non sono state date esclusive, ma al ministero dei Beni Culturali non ne sono del tutto convinti. Da sottolineare anche come la Cinello ha ricevuto tutto senza alcuna procedura pubblica: un regalo del quale potremmo presto pentirci.

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