Vai al contenuto

“Così l’Amministrazione Biden ordinava la censura”. Il New York Times e i “Twitter Files” incastrano il Presidente Usa

Pubblicato il 28/12/2022 11:43

E così ora si viene a scoprire un’altra cosa che si sapeva fin dal principio e che fin dal principio anche noi denunciavamo. A scriverne, però, anche stavolta, è solo il New York Post negli Stati Uniti. Ed è uno di quegli scoop che dovrebbero far indignare il mondo intero e la stampa internazionale. “Censurare informazioni che erano vere ma scomode” per i responsabili politici. Questo, in estrema sintesi, quello che emerge dagli ultimi “Twitter files” pubblicati negli Usa. Il presidente Biden e la sua amministrazione si sono dunque concentrati molto sulla rimozione di “account anti vax”, come ha rivelato il giornalista del New York Times David Zweig. Alcuni esempi? Ne riporta qualcuno il sito di Nicola Porro: “Nel giugno 2021, poche ore dopo che Biden aveva attaccato i social media che ‘uccidevano le persone’ consentendo la presunta disinformazione sui vaccini, ex giornalista del New York Times e critico sui vaccini Alex Berenson venne prima sospeso e poi sbattuto fuori da Twitter”. (Continua a leggere dopo la foto)

Berenson fece causa a Twitter e costrinse il rilascio di comunicazioni interne dell’azienda che mostravano come la Casa Bianca avesse fatto pressioni per cancellare il suo account. Una roba pesantissima. La Casa Bianca che interviene direttamente e fa pressioni per cancellare account che rivelano informazioni vere ma pericolose per la propria linea. In un messaggio di Slack dell’aprile 2021, un dipendente di Twitter scriveva che l’amministrazione “aveva una domanda davvero difficile sul perché Alex Berenson non è ancora stato cacciato dalla piattaforma”. Cosa aveva twittato Berenson per scatenare l’ira di Biden? Questo: “Non ferma l’infezione né la trasmissione. Non pensate sia un vaccino. Consideratelo nel migliore dei casi come un terapeutico con una finestra limitata di efficacia e un terribile profilo di effetti collaterali dosato in anticipo rispetto alla malattia”. E alla fine è venuto fuori che aveva ragione lui. (Continua a leggere dopo la foto)

Anche Lauren Culbertson Grieco, capo della politica pubblica statunitense di Twitter, aveva dettagliato qualche giorno fa la campagna di pressione della Casa Bianca in una serie di incontri, scrivendo che l’amministrazione era “molto arrabbiata” perché Twitter non aveva intrapreso un’azione più aggressiva nel mettere a tacere i critici dei vaccini, come hanno dimostrato i “Twitter files”. Tra gli utenti che Twitter ha bloccato all’epoca c’era anche il dottor Martin Kulldorff, un epidemiologo che aveva twittato nel marzo 2021 che le persone “con precedenti infezioni naturali non hanno bisogno del vaccino COVID-19, né i bambini”. Un altro medico, il dottor Andrew Bostom del Rhode Island, era stato sospeso a tempo indeterminato dopo aver twittato i risultati di studi negativi sui vaccini e aver evidenziato i dati che il coronavirus era meno pericoloso nei bambini rispetto all’influenza. Anche questo si è poi dimostrato vero, ma a Biden e a Big Pharma non andava bene. (Continua a leggere dopo la foto)

Queste informazioni, ha scritto ieri Zweig, “legittime ma scomode per la narrativa dell’establishment della sanità pubblica sui rischi di influenza contro Covid nei bambini”. L’account di Bostom è stato ripristinato la mattina di Natale e lui ha subito ringraziato il giornalista del New York Times: “Grazie a @davidzweig per aver esposto la grottesca ingiustizia della sospensione di @Twitter di molti account, incluso il mio, a causa della presunta ‘disinformazione’ sul covid, cioè dati basati su prove che confutano la narrativa distorta, ma ‘accettata’”. Ma Zweig ieri ha anche rivelato al mondo che gran parte della moderazione dei contenuti COVID di Twitter era stata condotta da bot. Cosa deve fare ora Biden?

Ti potrebbe interessare anche: Paragone smaschera la farsa della sinistra: “Ecco perché il Pd non ha leader”