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Banchi e sicurezza, scuola nel caos. E su tutto incombe una minaccia con gli ‘occhi a mandorla’

È il caos. Qualcosa sicuramente non funziona nella comunicazione tra la ministra Azzolina e i produttori. Se da un lato la ministra continua a ribadire che il 14 settembre la scuola inizierà e nelle aule gli alunni troveranno i nuovi banchi anticovid, dall’altra Assoufficio, associazione di FederlegnoArredo, sostiene che sia “un’impresa impossibile” riuscire a fornire l’Italia intera a queste condizioni.

Risposta più che comprensibile considerando che la scadenza del bando di gara indetto per la produzione di oltre tre milioni di banchi monoposto, con e senza ruote, scadrà il 31 luglio, porterà alla firma dei contratti il 7 agosto e prevede la consegna del materiale entro il 31 dello stesso mese.

“Le condizioni di gara sono inaccettabili”. Oltre alla quantità gigantesca, ai tempi ristrettissimi, bisogna considerare le certificazioni, le responsabilità, i criteri da rispettare… un bando che non smette di far discutere le imprese che dovrebbero realizzare il progetto.

Bisogna badare al rispetto dei criteri ambientali minimi (Cam), vincolanti dal 2017 per qualsiasi fornitura pubblica, impossibile da fare nei tempi stabiliti. Le sedute indicate inoltre non rispettano i requisiti che invece i prodotti destinati alla PA (scuole comprese) dovrebbero rispettare. Altra questione di incongruenza, non di poco conto, “in base alle norme UNI, le sedute ammesse al bando sono adatte soltanto ad adulti”.

Ma non finisce qui la storia, perchè se pensavate che peggio di così non potesse essere, il duo Arcuri-Azzolina stupisce ancora: “nel bando non c’è alcuna indicazione sul costo massimo -fanno notare i produttori sbalorditi- nelle gare di forntura alla PA, gestite dalla Consip, è sempre indicato un tetto”. Che il nostro Commissario speciale Domenico Arcuri, per la fretta di pubblicarlo si sia dimenticato di riportare uno tra gli elementi più importanti, il prezzo? Possibile, considerando i precedenti con le mascherine.

Gianfranco Marinelli, presidente di Assoufficio, ammonisce il Governo: “Tra gli associati di FederlegnoArredo, vi sono anche le aziende specializzate nella produzione di arredi a uso scolastico; sul territorio nazionale sono poco più di una decina e si tratta per lo più di piccole aziende. Dal momento che prendono molto seriamente i criteri per aggiudicarsi il bando, non accetteranno mai le condizioni stabilite e il bando andrà deserto”.

Anche l’azienda Mobilferro di Rovigo, una delle più grandi del comparto, con 18 milioni di euro di fatturato e 10 dipendenti in tutto il gruppo sostiene che “nessuna azienda italiana può farcela”. Anche perchè, fa notare Stefano Bianchini, amministratore delegato della stessa, “il rischio è di incorrere in penali e di dover pure pagare i danni”.

Gli unici feedback ricevuti dal Governo sono di contestazione verso il settore, che risponde: “Non stiamo facendo inutili polemiche come ci siamo sentiti dire. Noi vorremmo semplicemente dialogare con il ministero per vedere cosa si può realisticamente fare nei tempi stabiliti”.

Assufficio e Assodidattica puntano anche l’indice sul “rischio concreto che il bando di gara potrebbe avere un solo fornitore, non italiano, che produce nel Sud Est asiatico un prodotto che non risponde alle leggi e alle normative di sicurezza a favore della corretta postura di bambini e ragazzi, a cui invece produttori italiani e comunque chi vuole vendere alla PA, deve assolutamente attenersi”.

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