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Anche nella crisi del coronavirus l’Europa dimostra di non esistere. “Ognuno per sé” è la regola

I personaggi della storia sono gli stati europei, il temuto coronavirus rappresenta l’elemento cattivo, e la tanto professata unione è quella che si presenta come l’elemento magico. Ripercorrendo i momenti più salienti di questa storia, quale morale della favola possiamo trarre? I ruoli degli elementi si rimescolano trascinati dal vortice impetuoso della vicenda narrata. L’elemento coronavirus costituisce comunque l’elemento negativo, ma gioca un ulteriore ruolo, quello di fare chiarezza. La tanto professata unione, che doveva essere l’elemento magico pronto a salvare la situazione, resta di fatto esclusivamente professata. Nella storia c’è, si respira, ma non si vede. La solidarietà europea, figlia dell’Unione, è la vittima più insospettata e illustre.

I fatti parlano chiaramente: manca la solidarietà che giustamente ci si aspetterebbe almeno da parte di un’aggregazione di stati che si definisce “unione”. Uno tra i diversi episodi dai quali si può evincere ciò è sicuramente quello relativo al blocco dell’export delle mascherine da parte della Germania e Francia. Mascherine che forse avrebbero potuto fare la differenza. La linea nazionalistica di Parigi e Berlino ha provocato polemiche, fino a spingere la ministra belga della Salute Maggie De Blook a prendere posizione in merito: “Dobbiamo essere solidali nella ripartizione delle maschere di protezione”.

Dove in tutta questa storia c’è stata unione? Non c‘è stata unione nemmeno nel coordinamento sotto il fronte economico, politico e sanitario. Infatti, mentre in Italia viene aggiornata la conta dei morti e dei contagi, gli altri stati quasi ci deridono per le misure cauzionali prese e derubricano i decessi. L’otto marzo,  in Spagna si è svolta una manifestazione a cui hanno preso parte 120.000 donne, la Spagna diventa dopo l’Italia il secondo paese europeo per contagi e il ministero della sanità ammette di non essere nemmeno in grado di fare i test necessari.

Parigi, lo scenario è pressochè lo stesso. Il sette marzo, sebbene la Francia abbia già superato i 1.000 contagi, viene consentita una manifestazione di 3.500 francesi  Il 15 marzo, un’altra ondata per correre in massa alle urne per eleggere il sindaco di Parigi. Solo il giorno dopo la frittata si rigira e dal presidente viene dichiaratolo stato guerra.

L’Italia potrebbe pagare amaramente il fatto che non siano stati adottati provvedimenti unitari. Infatti secondo il virologo Fabrizio Pregliasco “Il mancato coordinamento e le azioni disomogenee possono rovinare ciò che si sta facendo in Italia. Walter Ricciardi esperto dell’OMS aggiunge: “Ci prendevano per stravaganti. Adesso tutti hanno adottato le nostre misure. E’ vero, l’Italia potrebbe venirne fuori per prima. Ma questa è una pandemia. Il virus rischia di uscire da una finestra e rientrare dall’altra.”

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