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A rischio il 60% delle aziende. La bomba ad orologeria che potrebbe esplodere in autunno

Pubblicato il 23/06/2020 11:24 - Aggiornato il 23/06/2020 12:31

Sappiamo fin troppo bene come funzionano gli annunci del governo di “Promettopoli”. Tra disastro con la Cassa integrazione, tasse che non accennano a diminuire e il crollo del tessuto economico italiano, il futuro non promette affatto bene. Ecco perchè in molti oramai sono consapevoli e temeno “la bomba a orologeria” che con l’arrivo dell’autunno esploderà. Secondo i dati che riprendiamo dal giornale.it, “Il 60% delle imprese italiane rischia la chiusura”, e con questa percentuale a settembre, è previsto un boom del tasso di disoccupazione. 

Dall’inizio del 2020 il governo stima una perdita di posti di lavoro pari a circa 500mila unità. Proprio in virtù di questa previsione, prosegue il giornale.it, i tecnici del Mef e del ministero del Lavoro stanno PENSANDO -mentre tutto muore- a una doppia mossa: favorire la ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato, attraverso un nuovo meccanismo di incentivi fiscali, e una semplificazione della normativa sui contratti a tempo determinato. 

Naturalmente “la salvaguardia dei posti di lavoro passerebbe anche per il rifinanziamento e l’allungamento dei sussidi emergenziali, Cig, Cig in deroga, assegno ordinario”. Ma tali sussidi comportano un costo non indifferente al nostro bilancio e “il nostro debito, già pesante, rischia di non reggere l’urto di nuove misure assistenziali”. 

E per chi avesse ancora un po’ di fiducia verso l’Unione germanica, soprannominata europea con fare scherzoso, il giornale risponderebbe che è giunto il momento di ‘aprire gli occhi’ e di affrontare la realtà. Le misure e i regolamenti Ue “sembrano state create ad hoc per favorire il collasso delle aziende italiane e del nostro sistema economico”. 

In particolare facciamo riferimento alla nuova norma trappola – di cui abbiamo parlato nel seguente articolo – che prevede che a partire “dal primo gennaio 2021, chi non salderà entro 90 giorni un arretrato di pagamento, anche modesto, sarà segnalato alla centrale dei rischi, con la conseguenza che i creditori saranno molto meno propensi a concedere finanziamenti.” Le nuove regole introducono anche “la soglia oltre la quale l’impresa debba essere obbligatoriamente classificata in fallimento”.

Più esplicito di così. L’Ue non è affatto la risposta adeguata all’Italia.