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A rischio il 60% delle aziende. La bomba ad orologeria che potrebbe esplodere in autunno

Sappiamo fin troppo bene come funzionano gli annunci del governo di “Promettopoli”. Tra disastro con la Cassa integrazione, tasse che non accennano a diminuire e il crollo del tessuto economico italiano, il futuro non promette affatto bene. Ecco perchè in molti oramai sono consapevoli e temeno “la bomba a orologeria” che con l’arrivo dell’autunno esploderà. Secondo i dati che riprendiamo dal giornale.it, “Il 60% delle imprese italiane rischia la chiusura”, e con questa percentuale a settembre, è previsto un boom del tasso di disoccupazione. 

Dall’inizio del 2020 il governo stima una perdita di posti di lavoro pari a circa 500mila unità. Proprio in virtù di questa previsione, prosegue il giornale.it, i tecnici del Mef e del ministero del Lavoro stanno PENSANDO -mentre tutto muore- a una doppia mossa: favorire la ripresa delle assunzioni a tempo indeterminato, attraverso un nuovo meccanismo di incentivi fiscali, e una semplificazione della normativa sui contratti a tempo determinato. 

Naturalmente “la salvaguardia dei posti di lavoro passerebbe anche per il rifinanziamento e l’allungamento dei sussidi emergenziali, Cig, Cig in deroga, assegno ordinario”. Ma tali sussidi comportano un costo non indifferente al nostro bilancio e “il nostro debito, già pesante, rischia di non reggere l’urto di nuove misure assistenziali”. 

E per chi avesse ancora un po’ di fiducia verso l’Unione germanica, soprannominata europea con fare scherzoso, il giornale risponderebbe che è giunto il momento di ‘aprire gli occhi’ e di affrontare la realtà. Le misure e i regolamenti Ue “sembrano state create ad hoc per favorire il collasso delle aziende italiane e del nostro sistema economico”. 

In particolare facciamo riferimento alla nuova norma trappola – di cui abbiamo parlato nel seguente articolo – che prevede che a partire “dal primo gennaio 2021, chi non salderà entro 90 giorni un arretrato di pagamento, anche modesto, sarà segnalato alla centrale dei rischi, con la conseguenza che i creditori saranno molto meno propensi a concedere finanziamenti.” Le nuove regole introducono anche “la soglia oltre la quale l’impresa debba essere obbligatoriamente classificata in fallimento”.

Più esplicito di così. L’Ue non è affatto la risposta adeguata all’Italia. 

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