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“7 giorni su 7, minimo 10 ore al giorno e se ti lamenti ti licenziano”, le denunce dei lavoratori in lotta

Condizioni di lavoro che fanno rabbrividire, dove vengono vergognosamente calpestati i diritti. Giocano con le vite delle persone: con il coltello dalla parte del manico, sanno di poter sfruttare il contesto andando ben oltre i limiti, perchè tanto o questo o nulla.

Hanno trasformato il nostro Paese in un posto arido, dove troppo spesso le persone sono costrette a chinare il capo e ad ingoiare. Ci hanno tolto il diritto di ambire, di sognare, di avere un lavoro che non solo ci consenta di realizzarci professionalmente, ma che ci garantisca quanto meno la possibilità di condurre una vita dignitosa. I diritti li hanno fatti diventare privilegi.

Per fortuna ci sono sono persone che trovano il coraggio e la forza di non arrendersi e di denunciare, proprio come hanno fatto gli ex lavoratori e dipendenti di TSL Service, società cooperativa di facchinaggio, trasporto e montaggio mobili per conto di Mondo Convenienza. Chissà quanti invece non riescono, non possono denunciare a causa di uno Stato che non tutela, che è assente, che è fantasma, che pretende, ma che abbandona i cittadini nelle mani degli avvoltoi.

“Minimo 10 ore al giorno e se ti lamenti ti licenziano. Anche adesso fanno così, non ti lasciano tempo di mangiare e di riposare e da ottobre a dicembre si lavora 7 giorni su 7”. È quanto è stato denunciato dagli ex lavoratori TSL.

Mirel, Vasile e e Gheorghe, hanno raccontato a Fanpage.it le condizioni di vita massacrante che sono stati costretti a sopportare per molti anni, prima di avere il coraggio di mollare e denunciare per sfruttamento la cooperativa per conto della quale facevano consegne e montaggi di mobili di Mondo Convenienza.

Vasile spiega: “Si comincia la mattina alle 6 meno 10, per andare a caricare la merce da consegnare e non sono mai più meno di 10 ore al giorno. Se finisci prima ti capita di andare a recuperare quelli che non ce l’hanno fatta. Se non riesci a fare tutte le consegne il giorno dopo è peggio, fino a quando non te ne vai”.

Mirel racconta: “Se provi a chiedere i tuoi diritti ti indicano la porta e ti dicono che ce ne sono altri 20 come te che aspettano di rientrare. Io sono finito in depressione, non riuscivo più a vedere svegli i miei figli: uscivo la mattina che dormivano e rientravo alle 10 di sera che dormivano di nuovo”.

Gheorghe alla domanda come ha fatto a resistere 7 anni, risponde come se la risposta fosse ovvia: “Perché ho una moglie malata e 3 figli piccoli. Se fossi da solo sarebbe un altro discorso, ma quando hai famiglia stringi i denti e ti auguri che il domani possa essere migliore, fino a quando non molli perché non ce la fai più”.

“Voglio solo che mi sia riconosciuto il lavoro che ho fatto, vivere onestamente e guadagnare il giusto”, conclude Mirel.

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