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Arriva la patrimoniale (anche se la sinistra le ha cambiato nome). Ecco come funzionerà

Pubblicato il 06/06/2022 12:54

Che la sinistra abbia un vero e proprio chiodo fisso per la patrimoniale è cosa ormai appurata, considerando quante volte in passato abbia tentato di introdurre la nuova tassa. Senza successo, negli ultimi anni, ma lo spettro dell’imposta continua ad aleggiare come uno spettro sulle teste degli italiani, senza mai dissolversi del tutto. Nelle ultime ore, a ritirare fuori la cara, vecchia proposta è stato il leader della Cgil Maurizio Landini, intervenuto ai microfoni del programma, condotto da Lucia Annunziata, per chiedere più tasse sulle rendite finanziarie e gli extra-profitti.

“La situazione è peggiorata, stiamo andando verso una situazione drammatica e serve intervenire ora, non aspettare l’autunno. Se non si interviene oggi la situazione è tale che diventa esplosiva. Servono misure straordinarie considerato che tutti parlano di salari bassi e povertà” ha spiegato Landini. Quali misure? Presto detto: “Non propongo patrimoniali ma dico che si può aumentare la tassazione delle rendite e quella sugli extra profitti e dico anche che non è scandaloso pensare a un contributo straordinario di solidarietà per cui chi sta meglio aiuta chi sta peggio”.

Il leader Cigl ha proposto di aumentare gli stipendi del 6-7%, recuperando l’inflazione reale, e non il 2,5% come sarebbe se fosse applicata l’Ipca (indice dei prezzi al consumo). Poi l’affondo sui redditi più alti: “I 200 euro una tantum in busta paga decisi dal governo non bastano. Ai lavoratori sotto i 35mila euro di reddito annuo manca una mensilità”. A dicembre 2020 era stato il numero uno di Sinistra italiana e deputato di LeU Nicola Fratoianni a proporre un prelievo progressivo sui grandi patrimoni.

Pochi mesi prima, ad aprile, nelle fasi iniziali del Covid, era stato il Pd ad avanzare l’ipotesi di un “un contributo di solidarietà per gli anni 2020 e 2021, che avrebbero dovuto versare i cittadini con redditi superiori a 80mila euro”. Gettito atteso: un miliardo e trecento milioni annui. L’allora premier Giuseppe Conte aveva però respinto la proposta, sostenendo che non fosse il momento per una tassa patrimoniale. Idea, però, mai tramontata nel cuore degli esponenti dem.

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