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Il “Vaffa” degli intervistati ai sondaggisti cantori di Palazzo

Di Gianluigi Paragone.

Sono mesi e mesi che facciamo i conti coi numeri. Ogni giorno abbiamo a che fare con il pallottoliere Covid: contagi, ricoveri, tamponi, terapie intensive, morti. Come se i numeri di per sé facessero il racconto; un po’ come a dire che le sette note di per sé fanno una canzone. Diciamo che non è proprio così, ma ormai l’idea è questa.


I numeri hanno sempre il loro fascino, tuttavia spesso senza una trama non hanno senso. Restano numeri appesi alle esigenze di chi ne fa uso. In queste settimane debutta un nuovo stock di numeri: i sondaggi per le amministrative. Poiché sono parte in causa (essendomi candidato sindaco a Milano) me li sto guardando e – confesso – sto morendo dalle risate per il barbatrucco che li ispira. L’altro giorno mi hanno girato un sondaggio su Milano (pubblicato sul sito del Governo) commissionato da Tci, Telecomunicazioni Italia alla società Ipsos, quella di Pagnoncelli famosa per le analisi sul Corriere e La7. (Continua dopo la foto)


Mi soffermo sulla domanda clou, quella in poche parole che muove il dibattito e l’interesse sulla campagna meneghina: per la carica di sindaco lei pensa che voterà… Le risposte che il sondaggista indicava erano Beppe Sala, Luca Bernardo, il candidato del Movimento Cinquestelle (che ancora non ha un nome né l’ufficializzazione della candidatura) e “un altro candidato”, lasciando perdere il sottoscritto come se non fosse nemmeno degno della sfida. Va beh, facciamo finta che davvero io non sia degno della considerazione del sondaggista di Palazzo e che negli ultimi due mesi non sia in assoluto il politico che su Facebook ha avuto più incrementi di followers (Ipsos sarà smentita anche stavolta il giorno dopo le elezioni), ma la cosa davvero più interessante è la consistenza numerica di questi sondaggi: 1200 casi; 5819 rifiuti! Praticamente la vera notizia di questi sondaggi è che la gente non ha voglia di essere tracciata, di farsi fotografare, di farsi etichettare! Questi sondaggisti si stanno beccando una valanga di Vaffa dai cittadini, e chi li paga non lo sa. Eppure basterebbe leggere qualche riga sopra per accorgersi quale sia davvero il mood che si respira nel Paese.
La riprova ce la offre un altro sondaggio di Winpoll (dove compaiono tutti i candidati): 800 questionari completati e 2876 che staccano la conversione prima o che nemmeno la cominciano! Il vero focus del sondaggio è la fuga dalla messa a fuoco; è un enorme Basta a essere usati. (Continua dopo la foto)


Gli italiani ne hanno le scatole piene di essere profilati, di dover raccontare quel che pensano o di regalare dati su cui altri ci fanno il guadagno. Quasi sei mila “Vaffa” ai sondaggisti neutralizzano qualsiasi tentativo di monitorare il campo. La rabbia contro il Green Pass nasce dal dovere qualcosa di diverso rispetto a ciò per cui si interagisce con quel soggetto: se io vado da un imprenditore della ristorazione è perché voglio un certo servizio che pago, e per quanto mi sia simpatico il ristoratore egli non è titolato (proprio perché imprenditore) a maneggiare neppure per un secondo i miei dati sensibili senza il mio consenso, esplicito e non estorto.
Quando le urne si chiuderanno e comincerà lo spoglio, le sorprese saranno tante. In barba ai sondaggi à la carte di Pagnoncelli e soci, sempre più cantori di Palazzo e non dell’Italia.

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