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“150 volte in più del previsto”. Il nuovo studio sulle miocarditi non lascia spazio a dubbi: “Numeri allarmanti”

Pubblicato il 30/11/2022 19:16

Un numero che andrebbe letto ad alta voce: 148,32. Si tratta del rapporto tra le miocarditi diagnosticate e le miocarditi attese nei ragazzi della Columbia britannica, di età compresa tra 18 e 29 anni, fino a marzo 2022, dopo la seconda dose del vaccino Moderna. Per i meno avvezzi ai dati e alle statistiche traduciamo: le infiammazioni al cuore sono state quasi 150 volte di più di quanto era stato previsto, in base alle precedenti statistiche sulla malattia. Questa è soltanto una delle scoperte contenute in uno studio pubblicato recentemente dal Canadian Medical Association Journal, nota rivista scientifica canadese. Il lavoro scientifico si basa sui dati raccolti durante il monitoraggio di 4 milioni e mezzo di persone sottoposte a vaccinazione anti-Covid, residenti nella provincia più occidentale del Paese, misurando i tassi degli effetti collaterali cardiaci a sette e a 21 giorni dalla prima, dalla seconda e dalla terza dose.
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Come riporta La Verità citando lo studio canadese, complessivamente si sono verificate 99 miocarditi ogni 100.000 dosi, a distanza di una settimana dalle punture. Ne erano state preventivate soltanto 6,7. Dunque si parla di 14,81 volte di più. Prendendo come riferimento il periodo più lungo, il dato arrivava a 141 miocarditi effettive contro le 20,1 pronosticate (7,03 volte di più). I tassi di miocarditi erano maggiori tra i ragazzi delle classi 12-17 anni e 18-29 anni, specie se di sesso maschile. Nella prima fascia, le reazioni registrate sono state oltre 25 volte di più di quelle preventivate; nella seconda,
9,87 volte di più; tra 30-39, 6,17 volte di più. Inoltre, come spiega la fonte, è stato comprovato che il rischio massimo è rappresentato dalla seconda dose di Moderna: dai 18 ai 29 anni, entro sette giorni dalla somministrazione, il tasso di miocarditi schizzava a 22,05 per 100.000 inoculazioni (contro il 5,06 di PfizerBiontech); dai 30 ai 39, si attestava a 6,99 (contro lo 0,46 di Pfizer-Biontech). Evidenze
simili per la finestra di rischio di 21 giorni: tra 18 e 29 anni, tasso di 22,97 miocarditi per 100.000 dosi dopo il secondo shot di Spikevax, contro il 5,84 di Comirnaty; tra 30 e 39, 6,99 contro 1,38.
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Occorre sottolineare come questo studio rappresenti un sonoro campanello d’allarme anche per l’Italia, dove fino a primavera, allorquando si vaccinava in massa anche la popolazione più giovane, gran parte dei sieri inoculati proveniva appunto da Moderna. Il calcolo del rapporto tra i danni cardiaci diagnosticati e quelli attesi ha portato alla luce anche un ulteriore dettaglio, non meno preoccupante: il pericolo di miocarditi per gli adolescenti, rispetto ai precedenti storici, sembrava aumentare con il primo booster. Dopo la seconda dose di Pfizer, stando alle informazioni raccolte in Canada, il differenziale toccava quota 134,29. Dopo la terza, saliva a 139,80. Tradotto in parole povere: in età puberale si verificavano quasi 135 volte più reazioni avverse al cuore di quelle che era ragionevole
aspettarsi
, entro sette giorni dalla seconda dose; e quasi 140 volte di più dopo il primo richiamo.
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Non è andata bene neppure ai più adulti, nella cui categoria è accaduto qualcosa assimilabile a quanto esposto finora: a fronte di un rapporto tra miocarditi registrate e miocarditi attese di 3,35 dopo la seconda dose Pfizer, anche nei trentenni se ne osservava uno di 11,84 dopo la terza; negli over 40, si passava da 8,05 a 25,51. Stessa dinamica, allargando la finestra di rischio da una settimana a 21 giorni. Dunque, tirando le somme, analizzando lo studio preso in esame La Verità spiega che in termini di incidenza, le miocarditi tendevano a verificarsi soprattutto in seguito al ciclo primario, tranne che tra gli adolescenti vaccinati con Pfizer, a 21 giorni dal richiamo (il tasso di miocarditi, in effetti, saliva da 6,73 a 9,75 con la terza dose). Il rapporto tra casi osservati e casi attesi, invece, era quasi sempre più elevato con il booster.
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Ma non sono bastati i crudi numeri a far rinsavire la comunità scientifica assoggettata al sacro culto del vaccinismo. Alcuni scienziati, infatti, hanno trovato una specie di gabola per salvare capra e cavoli: visto che l’incidenza delle miocarditi cala tra gli anziani, i quali, al contempo, sono più esposti alle conseguenze gravi nel Covid, includere questa categoria nelle stime sposta parecchio l’asticella in favore delle inoculazioni. E siccome ci sono più effetti avversi dopo la seconda dose che dopo la terza, gli studiosi sostengono che pure inseguire i ragazzi con la siringa debba rimanere «la strategia preferenziale». L’eterna lotta tra ragione e religione sembra essere ormai parte integrante della narrazione legata ai sacri sieri, le cui frange si combattono a suon di statistiche, mentre là fuori la gente continua a morire, spesso colta da malori improvvisi killer.

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