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Vaccinati con vaccini vecchi e dannosi, la ricerca italiana che accusa governi e Big Pharma

Pubblicato il 03/05/2022 09:47 - Aggiornato il 03/08/2022 13:46

Mentre gli italiani tornano a respirare (è il caso di dirlo) e a buttare via le mascherine malgrado l’accanimento di Speranza e dei suoi (avremo ancora almeno un mese e mezzo di mascherine da indossare in diversi contesti e di obblighi vaccinali per gli over 50, per i sanitari addirittura fino a al 31 dicembre), Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, non smette di ribadire che “in autunno sarà necessaria una nuova dose per tutti”, l’Ue proroga il Green pass fino al 2023 e il nostro governo fa intendere in tutti i modi che in autunno ristaremo da capo a 12 con obblighi, lasciapassare, mascherine e restrizioni. La cosa interessante, e allarmante, è che insistono a vaccinare con un vaccino che non serve praticamente più a nulla (ammesso che sia mai servito). Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, lo ha ad esempio definito “vaccino obsoleto, elaborato sul virus di Wuhan che non circola più”. (Continua a leggere dopo la foto)

Parlando con La Verità, la Gismondo ha aggiunto: “Non c’è alcuna motivazione per la quale persone che vivono in buona salute debbano fare un richiamo con un vaccino vecchio”. Ricorda lo stesso quotidiano: “Sulla necessità di mettere a punto nuovi vaccini, prima di pensare a ulteriori campagne di vaccinazioni e di proseguire nell’irragionevole proposito di dare dosi di anti Covid ai più piccoli, interviene un esperto. In un preprint, appena accettato per la pubblicazione sulla rivista internazionale Journal of Immunological Research, e ripreso da La Verità, il biologo Maurizio Federico, responsabile del Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto superiore della sanità, scrive che «è noto che vaccinazioni ripetute contro mutanti in evoluzione come Sars-CoV-2 hanno il rischio di incontrare il fenomeno denominato peccato originale antigenico», che corrisponde ad una sorta di «imprinting» a cui il sistema immunitario va incontro quando si trova a dover rispondere a una variante di un antigene, o patogeno, contro il quale si era precedentemente attivato»”. (Continua a leggere dopo la foto)

La risposta della memoria immunitaria generata può influenzare dunque la natura delle risposte anticorpali successive nei confronti di infezioni o a vaccinazioni contenenti antigeni simili, ma non identici. Scrive Federico: “Stimolato dal virus mutante, il sistema immunitario tende ancora a produrre anticorpi contro «il vecchio», ormai sottorappresentato, ma il risultato è la produzione di anticorpi inefficacie la generazione di un’immunità debole”, spiega il dirigente dell’Iss. “La somministrazione sistemica di vaccini contro i virus respiratori, spesso, si associa a esiti insoddisfacenti. Ad esempio, l’efficacia dei vaccini antinfluenzali stagionali raramente supera il 50% della protezione”, osserva ancora. (Continua a leggere dopo la foto)

Gli anticorpi neutralizzanti, “che si sviluppano in seguito al vaccino o alla malattia e forniscono un’immunità acquisita al virus, svolgono sicuramente un ruolo chiave nella protezione dalle infezioni. Tuttavia – osserva il biologo – nel caso degli attuali vaccini, che si basano esclusivamente sull’immunità umorale (dipende dall’attivazione dei linfociti B che producono immunoglobuline in risposta alla penetrazione di un antigene nell’organismo, ndr), la diminuzione degli anticorpi e l’incerta presenza/efficacia delle cellule della memoria nel tessuto polmonare rappresentano limiti non facilmente superabili”. Perciò, sfidare nuove varianti con iniezioni ripetute di vaccini progettati per una variante virale praticamente scomparsa “potrebbe non essere la strategia migliore, come suggerisce anche la forte diminuzione dell’efficacia del vaccino calcolata dopo la quarta dose”. (Continua a leggere dopo la foto)

Denuncia infine Federico, che così facendo “la probabilità che si verifichino effetti collaterali aumenta con il numero di iniezioni”. Non solo, c’è anche la questione dell’immunità mucosale “insoddisfacente”, con gli attuali vaccini, che dovrebbero impedire la diffusione del virus attraverso le vie orali. Il biologo si attende dunque nuovi preparati, e chiede “una valutazione molto più estesa e attenta” delle conseguenze cui si può andare incontro con una “vaccinazione di massa ripetuta delle popo-lazioni non a rischio, compre-si neonati e adolescenti”.

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