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Meno restrizioni, contagi a picco: lo “strano caso” della Florida fa impazzire i nostri santoni-virologi

Pubblicato il 29/10/2021 15:03

Ci raccontano da mesi e mesi, con ostinazione e ferma condanna per chiunque provi a sollevare dubbi, che gli attuali vaccini anti-Covid sarebbero non solo sicuri, ma anche estremamente efficaci contro il virus. Evidentemente però i nostri santoni-virologi non hanno mai dato un’occhiata dall’altra parte dell’Oceano, in quegli Usa dove i numeri sembrano mostrare più di una crepa nel loro ragionamento. Un dato su tutti: qual è lo Stato americano con il minor numero di contagi e decessi? Quella Florida che in passato era stata più volte indicata come esempio da non seguire a causa di un’impennata nel numero di positivi fatta registrare a partire da metà agosto. E che oggi, invece, ha numeri migliori della California, dove gli obblighi sanitari sono ferrei, e di quel Vermont dove il 71% della popolazione ha già ricevuto l’inoculazione.

Meno restrizioni, contagi a picco: lo "strano caso" della Florida fa impazzire i nostri santoni-virologi

Stando alle statistiche pubblicate dal New York Times, infatti, la Florida negli ultimi 2 mesi ha fatto registrare progressi enormi nella gestione dell’emergenza: il numero di positivi si attesta attualmente intorno ai 1.700, con un’incidenza di 8 ogni 100mila residenti, la metà della California. Un trend discendente che ha scatenato forti discussioni tra gli esperti: come mai in estare le tante misure restrittive come la chiusura di bar, scuole e discoteche sembravano non aver avuto effetto e soltanto adesso, invece, si è registrato un calo così netto? Nel frattempo, molti obblighi sono stati abbandonati, e anzi la Florida è oggi uno degli Stati d’America con meno imposizioni sul fronte sanitario.

Gli analisti si sono divisi. Per qualcuno i risultati di oggi sono il frutto degli sforzi di ieri. Altri hanno invece evidenziato come in tutto il mondo la pandemia stia seguendo un copione simile: picchi improvvisi e poi il ritorno a una situazione di tranquillità. L’epidemiologo David Leonhardt ha sottolineato, sempre alle pagine del New York Times, come “gli Stati che nelle scorse settimane erano andati incontro agli aumenti maggiori di positivi, oggi sono gli stessi che hanno visto crollare i dati dei contagiati”. Le ondate, dunque, sembrano fisiologiche, inevitabili. E allora ecco scattare la domanda: stando così le cose, ha senso continuare a limitare le libertà dei cittadini?

Una parte degli scienziati americani insiste sul fatto che il Covid diventerà endemico, con occasionali impennate nei contagi in qualche Stato del mondo causate, però, da varianti via via meno pericolose. Questo perché, nel frattempo, fette sempre più consistenti della popolazione saranno entrate a contatto con il virus, sviluppando anticorpi. L’indicazione, quindi, è quella di continuare a usare misure precauzionali come le mascherine, in attesa di raggiungere questa nuova fase della pandemia. Nel frattempo, però, politiche governative troppo oppressive nei confronti dei cittadini andrebbero riviste, in quanto “poco utili” e fonti di “gravi tensioni sociali”. Qualcuno farebbe bene a spiegarlo ai nostri ultras del Green pass.

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