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Gas russo, il governo trucca le carte: a parole non ci sono problemi, ma ecco cosa si scopre nel Def

Pubblicato il 09/04/2022 11:30

Un governo diviso, segnato da tensioni profonde. E con una forte indecisione sia sul modo di gestire l’emergenza Ucraina, scattata a seguito dell’invasione russa, sia sulla posizione da prendere rispetto al gas che il nostro Paese prende da Mosca. Il caos è evidente nelle parole dei ministri scelti da Mario Draghi per il “governo dei migliori”, espressione più che mai impropria: Cingolani aveva dichiarato che lo stop alle importazioni non avrebbe causato problemi, il collega Franco ha invece prospettato un tracollo. Nessuno, insomma, sa davvero come stanno le cose, una linea schizofrenica che spaventa comprensibilmente gli italiani.

Stando alle proiezioni di Bankitalia, senza l’energia di Putin l’Italia rischia addirittura di entrare in una recessione che potrebbe durare anche due anni. Con il governo che, nel frattempo, ha ben pensato di far esplodere il “caso condizionatori”, prospettando un abbassamento dei gradi dei climatizzatori negli uffici che ha però diviso gli stessi esponenti della maggioranza a sostegno di Draghi. Un bel pasticcio, non c’è che dire. Dando un’occhiata ai numeri, lo scenario dipinto dal Documento di Economia e Finanza presentato in questi giorni non è dei migliori: secondo i dati, infatti, il nostro Paese non sembra poter fare a meno del gas russo.

L’introduzione, firmata dal ministro dell’Economia Daniele Franco, recita: “La previsione tendenziale è caratterizzata da notevoli rischi al ribasso. Tra questi spicca la possibile interruzione degli afflussi di gas naturale dalla Russia, che nel 2021 hanno rappresentato il 40% delle nostre importazioni. Sebbene questo rischio sia già parzialmente incorporato nei prezzi di petrolio e gasolio, è plausibile ipotizzare che un completo blocco del gas russo causerebbe un ulteriore aumento dei prezzi, che influirebbero negativamente sul Pil e spingerebbero al rialzo l’inflazione”.

La crescita media annua del 2022, in questo scenario, potrebbe scendere “sotto il 2,3% ereditato nel 2021”. Con le stime che parlano di decine di miliardi di Pil in fumo in caso di stop all’export italiano verso la Russia. Il tutto mentre Roberto Cingolani, titolare della Transizione Ecologica, parla invece di “nessun problema nei prossimi mesi”, pur invitando a stare attenti agli stoccaggi, ovvero le riserve invernali. Nel governo Draghi, insomma, nessuno sa cosa succederà davvero. Difficile, con queste premesse, fidarsi di chi dovrà prendere decisioni che avrà conseguenze, potenzialmente pesanti, sulla vita dei cittadini.

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